Questo blog vuole informare su come e quanto sta cambiando la vita di tutti i giorni in Grecia. L'intervento del Fondo Monetario Internazionale, BCE e dell'Unione Europea sta riducendo la Grecia a un paese in cui sarà difficile vivere. Non sono un giornalista e su questo blog voglio raccontare la vita di tutti i giorni, la mia esperienza diretta di come siamo costretti a "sopravvivere in grecia".

Alla pagina dei video di questo blog puoi vedere il nuovo documentario CATASTROIKA con sottotitoli in Italiano e il documentario DEBTOCRACY International Version con sottotitoli in inglese. Molto consigliato è anche la video intervista di Monica Benini "La guerra in Europa" che spiega benissimo ciò che sta succedendo alla Grecia. Nuovo video interessantissimo Fascismo inc anche questo in italiano. Seguendo questo link si possono ascoltare una serie di interventi andati in onda su Radio 2 Rai sul tema musicale Rebetiko, tra gli interventi, oltre alla musica si parla di storia, politica ed economia.

domenica 5 luglio 2015

Tre scenari per il dopo referendum
Sulla base del risultato referendario si possono ipotizzare tre scenari diversi. Se vince il fronte del "NO", quello del "SI" con un piccolo margine o la vittoria decisa del "SI". 
Le cose potrebbero evolversi in questo modo.

In questi giorni di campagna elettorale referendaria abbiamo visto cambiare le percentuali del "no" e del "si" in maniera consistente. Immediatamente dopo il rifiuto dell'accordo imposto dalla ex-troika il 25 giugno e l'annuncio del referendum, le percentuali dei votanti orientati verso il "no" erano molto alte. Intorno al 57% per il "no" e 30% per il "si". Il rifiuto dell'accordo era quindi ritenuto, dalla maggioranza dei votanti una cosa giusta e veniva sostenuta. Il governo si era mostrato coerente con il proprio mandato elettorale, in più, dopo anni di "memorandum" il popolo greco conosceva benissimo il contenuto dell'accordo, forse non punto per punto, ma un'idea completa di ciò che significa vivere in regime di memorandum era chiara a tutti. Le posizioni del governo erano chiare: restare in Europa e nell'euro con un accordo applicabile.
In questo tempo che ha separato il giorno dell'annuncio del referendum da oggi, giorno in cui si vota, le percentuali del fronte del "si" sono incrementate fino a raggiungere una sostanziale parità. La proposta della commissione europea non è cambiata. I cittadini sono invitati ad esprimere un parere su quella presentata il 25 giugno e ritenuta "inapplicabile" dal governo. Altre proposte o modifiche di quella proposta non ve ne sono state. Che cosa è cambiato quindi? Che cosa è stato determinante per questo "cambio di opinione"?


Il regime di terrorismo psicologico a cui sono stati sottoposti i greci. 
Questo ha determinato il variare delle percentuali di voto.
Dal giorno stesso in cui è stato indetto il referendum è iniziata una vera e propria pioggia di dichiarazioni dei vari Merkel, Schäuble, Schulz, Renzi, Hollande, Junker etc.. tesa a terrorizzare il popolo greco. Un rifiuto di quell'accordo è stato presentato come una sicura uscita dall'euro (Grexit) e un ritorno alla dracma. A più riprese i vari primi ministri degli stati europei hanno ripetuto le parole di Schäuble, appiattendosi ancora di più, se è possibile, sulle posizioni del governo tedesco. C'è da dire che la solidarietà dei popoli d'Europa è cresciuta in maniera proporzionale alle dichiarazioni dei vari politici del terrore. 
Le televisioni private greche hanno poi giocato un ruolo sporchissimo. Da subito si sono schierate con il fronte del "si", vedendo in una vittoria del "si" un guadagno immediato, soprattutto economico. Il governo Tsipras è stato il primo della storia greca ha chiedere che le frequenze dei canali privati venissero pagate, com'è sempre stato per legge. Legge, disattesa completamente da tutti i precedenti governi che hanno usato l'impunità verso le emittenti come moneta di scambio per l'appoggio politico.
I canali privati hanno quindi sfruttato la campagna referendaria per sferrare un deciso attacco al governo. Ventiquattro ore su ventiquattro hanno dato spazio alla propaganda per il "si". Le proporzioni nei dibattiti televisivi erano in media un rappresentante ha sostenere il "no" e cinque per il "si". In più hanno pilotato e gestito la crescita del panico. Hanno iniziato a parlare con insistenza di file ai bancomat per mettere al sicuro i propri risparmi, riciclando immagini di repertorio di Cipro e puntualmente sono riusciti a generare le file vere ai bancomat. Hanno dato la notizia inesistente dell'assalto ai supermercati e di conseguenza  hanno spinto il popolo greco ha rifornirsi di ogni genere alimentare in scatola e a lunga conservazione. Cose ridicole, ma perfettamente funzionanti in una società che in gran parte si nutre di televisione e si informa quasi esclusivamente da quella fonte.
Il fronte del "si", ovviamente non si poteva presentare come fronte per l'austerity e il sostegno al memorandum, quindi si sono caratterizzati distorcendo il messaggio, come fronte per l'euro e per l'Europa. Lo slogan era "Restiamo in Europa". 
Ciò che è stato determinante è stato il Capital Control applicato alle banche greche per frenare l'emorragia di liquidità provocata dalla "caccia al bancomat" sponsorizzata dalle emittenti private.
Il limite di 60 euro al giorno, sommati a tutti i problemi dovuti all'improvvisa chiusura delle banche, i disagi enormi per la parte più anziana della popolazione dovuti alla riscossione delle pensioni, hanno giocato un ruolo determinante, tant'è vero che immediatamente dopo l'ingresso in Capital Control il fronte del "si" è salito al 37% dall'iniziale 30% e il "no" è sceso dal 57% al 46%.
Dalla parte dei potenti d'Europa è stato fatto veramente il possibile per sostenere il "si", non solo con dichiarazioni politiche o personali, ma addirittura c'è stato il tentativo di censura rispetto all'annuncio della esposizione del debito greco da parte del Fondo Monetario Internazionale, debito evidentemente insostenibile. "Insostenibile" come da sempre viene definito dal governo greco.
Visto che l'argomento soldi e conti correnti ha funzionato benissimo allo scopo, dopo il Capital Control è stata propagata la notizia di un eventuale taglio dei conti correnti superiore a 8000 euro, notizia battuta dal Financial Time, cosa poi smentita e ritenuta improbabile da molti economisti, ma che sul popolo greco ha funzionato benissimo.

In sintesi, quanto descritto sopra porterà ad una probabile parità tra i due schieramenti, se non ci saranno sorprese inaspettate. Dopo il risultato si aprono quindi tre scenari diversi, che si possono solo ipotizzare, certezze non ce ne sono, perché come abbiamo visto fino ad oggi, tutto dipende dalle circostanze e dalle energie varie che intervengano in ogni sviluppo politico ed economico.


Se vince il "no" 

Se vince il "no", il governo riceve di nuovo un mandato politico per tornare con più determinazione al tavolo della trattativa e cercare di ottenere un "memorandum" più "umano" e applicabile che non vada necessariamente ha colpire gli strati più in difficoltà della popolazione. Questo nuovo inizio della trattativa sarà una delle battaglie più difficili combattute in Europa. Si verificherebbe inoltre un precedente ottimo e utile per tanti altri popoli europei. Sarebbe un rafforzamento dell'attenzione e della solidarietà internazionale di tutti coloro che si sono già mobilitati a sostegno della Grecia. Nella migliore e forse "ideale" delle situazioni, sarebbe ottimo ottenere un ricompattamento dei vari partiti politici in appoggio al tentativo del governo, questo sulla base del voto popolare. Cosa che vedo molto improbabile vista la qualità dei vari personaggi e gli interessi specifici che molti partiti dell'opposizione hanno nell'applicazione del "memorandum" così com'è. L'ipotesi che ritengo più probabile e che viene in genere considerata più fattibile anche da altri è un rimpasto di governo. Il ministro delle finanze Varoufakis cambierebbe posto e non sarebbe più a diretto contatto con la commissione. Questo per rendere il clima più favorevole ad un accordo, visto che in molti, nel "salottino" dell'Eurogruppo hanno dimostrato antipatia verso il ministro greco. 
Dal fronte delle dichiarazioni dall'estero il ministro tedesco W. Schäuble ha paventato, in caso di vittoria del "no" un'uscita temporanea della Grecia dall'euro e ha promesso "aiuti umanitari" per la popolazione.
Per quanto vi siano dichiarazioni di questo tipo, resta grossa la difficoltà per l'Europa, anche se parliamo di un'Europa completamente gestita dal governo tedesco, di espellere un paese dell'unione, anche se si è espresso ben due volte contro l'accordo imposto. Comunque è sicura una ritorsione del capitalismo internazionale verso il paese.

Se vince il "si" con un leggero margine

Se dovesse verificarsi una sostanziale parità o una risicata vittoria del "si", ipotesi che sembra la più accreditata, il primo ministro A.Tsipras, come ha dichiarato in precedenza, dopo aver applicato il volere popolare rispetto alla proposta in questione, si dimetterà. Affidando il procedimento di applicazione della proposta ad un governo di transizione con l'appoggio del Syriza. Dopo di che ci potrebbero essere nuove elezioni politiche nel giro di due o tre mesi. Non appena si è assestata un minimo la situazione economica.
C'è da considerare che, secondo alcune raccomandazioni e riflessioni provenienti dall'interno del governo, nel caso che il fronte del "si" vincesse, ma con un margine minimo, il primo ministro Tsipras non potrebbe dimettersi immediatamente, ma potrebbe chiamare al tavolo della trattativa i rappresentanti di altre forze politiche tutt'ora all'opposizione. Questo cambierebbe in sostanza gli equilibri politici e quindi gli obiettivi cercati dal governo di sinistra nella contrattazione. Ovviamente questo porterebbe alla perdita di una parte dell'attuale Syriza. In diversi non accetteranno questo compromesso. Anche questa soluzione porterebbe naturalmente ad elezioni nel giro di pochi mesi.
Comunque, ascoltando ciò che viene detto pubblicamente da Bruxelles e da Berlino, la Commissione è contraria a riaprire una trattativa con il governo Tsipras e sostiene con decisione la formazione di un "governo tecnico" come succede per tradizione in Europa ogni qual volta si prevaricano i margini della democrazia e si creano le condizioni per manipolare e gestire i popoli, imponendo con un modo o con l'altro gli interessi della finanza.
L'argomento principe sostenuto dall'ex-troika è che un governo (l'attuale governo) che non crede nelle riforme (macelleria sociale e svendita del patrimonio pubblico, naturalistico e archeologico) non potrà attuarle.
Questa considerazione stona anche se è collocata in un contesto di democrazia deteriorata come abbiamo adesso in Europa. Troveranno altri modi per gestire la situazione. Non sono da escludere altri meccanismi shock tipo il Capital Control, per limitare la liquidità, generare il panico e favorire la formazione di un governo tecnico.

Se vince il "si" con un buon margine 

In questo caso, il primo ministro Tsipras si dimetterebbe immediatamente come ha dichiarato. Ci sarà un governo di transizione fino a nuove elezioni. La questione che ancora non è chiara è chi guiderà questa eventuale nuova forma di governo. Nel fronte del "si" trovano posto i più sputtanati soggetti politici degli ultimi anni e anche in una situazione del genere restano improponibili. Per il momento i nomi più accreditati sono quelli dell'ex primo ministro Kostas Karamalis e di Dimitris Abramopoulos.
Anche il nome di Stournaras, l'ex ministro dell'economia nel governo Samaras è tra i nomi in ballo, ma viene considerato "bruciato" si trova al momento a capo della Banca Greca e in un periodo di divisione e di tensione sociale avere un banchiere all'attuazione del "memorandum" sembra un po' troppo anche in Grecia.
I creditori hanno dichiarato che allenterebbero un po' le loro richieste in caso di un governo tecnico, ma l'esperienza insegna il contrario. Un governo tecnico, che non deve affrontare un costo politico alle elezioni è molto più libero di applicare provvedimenti più duri e spietati.

Queste le tre possibilità sul tavolo, come ho detto in precedenza sono delle ipotesi, tanto dipende dalle circostanze esterne che andranno a modificare gli avvenimenti. Per il momento non ci resta che aspettare il risultato del referendum che arriverà alle ore 21 di questa sera, 5 luglio 2015.

sabato 4 luglio 2015


Davvero tanta gente alla manifestazione a sostegno del "NO" tenutasi ieri sera a piazza Sintagma, Atene. Domani la Grecia va al voto. Si voterà dalle ore 7 di mattina fino alle 19 della sera. A seggi chiusi verranno resi noti i primi exitpoll. Stimati per le ore 21 i risultati definitivi. Qui in Grecia non è dato sapere veramente come stanno andando le cose. Il referendum è stato trasformato in una sorta di guerra civile. Il "memorandum", durissimo e catastrofico, che per anni ha afflitto la Grecia ed il suo popolo viene riproposto tale e quale. Nell'ultima ed unica proposta mai fatta al governo greco da parte della ex-troika il 25 giugno vi sono ancora delle cose peggiorative rispetto all'originale. Una proposta che non è stata accettata dal governo perché ritenuta "inapplicabile". Chi vota "SI" accetta questa proposta, dice si ai suoi contenuti. Vota di fatto contro se stesso. Questo può sembrare anche particolarmente idiota, ma bisogna capire che in molti non sono coscienti di questo. Le tv private hanno capovolto la questione, caricando il voto per il "SI" in un voto per l'euro, un voto per restare europei e in Europa. Mai si fa riferimento al fatto che si accetta il "memorandum" in tutti i suoi punti, con il taglio ulteriore di stipendi e pensioni, con l'aumento dell'iva, con il taglio delle agevolazioni economiche sul petrolio agricolo e da riscaldamento, la svendita dei beni naturalistici e archeologici etc...
Le tv private sferrano il loro ultimo attacco. Una vittoria del "SI" sarà certamente interpretata come sfiducia verso Tsipras. L'obbiettivo chiaro dell'opposizione interna ed esterna alla Grecia è di far cadere l'attuale governo. Che per le tv private si trasforma in un immediato guadagno economico, in quanto solo l'attuale governo, per la prima volta nella storia, ha chiesto che le loro frequenze venissero pagate. Tutti gli altri governi precedenti hanno barattato la propaganda politica a loro favore con l'impunità.
Questa sporca guerra dell'informazione ci da un'immagine degli enormi interessi che si muovono sopra alle nostre teste. Ciò che mi resta ancora difficile da capire è come un greco medio possa pensare di fare una cosa giusta per se e la propria famiglia nel votare "SI". Lo stesso "SI" raccomandato con forza dalla Merkel, Schäuble, Renzi, Hollande, Junker etc..


venerdì 3 luglio 2015

Più o meno uguali le percentuali del "SI" e del "NO" al referendum

Il martellamento continuo proveniente dalle televisioni private, dalle dichiarazioni di politici greci ed esteri tesi ha generare il panico sta iniziando a funzionare. In tre sondaggi di opinione le percentuali del "SI" e del "NO" sarebbero quasi al pari, addirittura in leggerissimo vantaggio il "SI". Alcune rivelazioni giornalistiche tedesche avrebbero completamente sputtanato Antonis Georghiadis, ex ministro della sanità nel governo Samaras, una persona veramente marcia. Tanto per non perdere l'allenamento, secondo fonti attendibili, avrebbe addirittura suggerito a chi di dovere che il miglior modo per convincere i greci a votare "SI" all'accordo proposto dall'Eurogruppo e quindi liberarsi di Tsipras, sarebbe stato organizzare un "Capital Control" in Grecia...e così guarda caso è stato. Tutto questo per far tornare il vecchio governo e applicare perfettamente la proposta deleteria della commissione europea.
Io ancora resto incredulo. Va bene aver paura della bancarotta, vabbene aver paura di perdere i propri risparmi, ma un greco medio qualsiasi, con un lavoro qualsiasi, con un salario normale e con i problemi di una persona qualunque..come può votare "SI", lo stesso voto che propone la signora Merkel, Schäuble, Renzi, Hollande, Junker etc...Com'è possibile pensare di essere consigliati bene, che gli interessi di questi criminali possano anche lontanamente coincidere con i tuoi?
Questo mi chiedo.
Informazione sul funzionamento dei Bancomat

Scrivo due righe sull'argomento solo per fare chiarezza. In Grecia, le carte di credito e di debito di tutti i turisti funzionano regolarmente e ogni turista può usarle dove e quando vuole, con i limiti di prelievo che ha fissato con la propria banca. 
Il limite di 60 euro di prelievo ai bancomat è applicato solo ai conti correnti greci. Anche con le carte di credito e di debito greche è possibile acquistare pagando direttamente nei negozi e fare operazioni con il web-bank senza limiti.
Quindi, venite pure in Grecia a fare le vostre vacanze non ci saranno problemi, abbiamo bisogno del turismo e della vostra solidarietà. Creare tensione e panico spargendo notizie inquietanti, allontanare il turismo dalla Grecia è un arma dell'ex-Troika per ricattare la Grecia. Come durante la guerra venivano bombardati ponti e industrie, adesso si usano i mass media per "bombardare" il turismo, una delle poche attività lavorative ancora esistenti della Grecia.

mercoledì 1 luglio 2015

Referendum. In vantaggio il "NO" 

La questione del referendum è una questione complessa, analizzando i dati e le percentuali attribuite al "si" e al "no" possiamo capire che non si tratta di uno schieramento compatto e ben diviso tra l'elettorato dei vari partiti, ma piuttosto di un voto trasversale che raccoglie in misura diversa le percentuali di coloro che sono a favore e coloro che sono contrari alla firma di un accordo specifico.
Dopo mesi di contrattazione, come sapete, il governo greco si è trovato davanti all'imposizione di dover firmare un accordo tale e quale a quello presentato a Samaras nel precedente governo, con addirittura l'aggiunta di alcuni punti peggiorativi. Questi mesi sono passati tra un incontro e l'altro, tra una speranza di accordo annunciata e poi smentita. In maniera organizzata, ogni possibile accordo veniva fatto fallire per volere del governo tedesco oppure dal Fondo Monetario Internazionale o comunque da uno dei tre componenti della ex-Troika. A niente sono serviti gli enormi passi fatti dal governo greco per arrivare ad una firma.
Tutto questo tempo è stato "perso" in maniera cosciente e studiata in modo da far arrivare il governo greco allo scadere della rata che avrebbe dovuto pagare al Fondo Monetario Internazionale alla fine di giugno. Usando il ricatto del fallimento, la ex-Troika ha cercato di mettere con le spalle al muro il governo greco e quindi di costringerlo a firmare un accordo molto svantaggioso per il proprio popolo imponendo l'ultimatum.

Il referendum è stato quindi indetto per porre la questione direttamente a coloro che andranno a subire le conseguenze di questo accordo.
Il fronte del "si" è per l'immediata firma dell'accordo così com'è stato imposto.
Ovviamente, vergognandosi e trovando di cattivo gusto l'auto-definizione "Mnimoniaki" ovvero "Pro-Memorandum" hanno deciso di mistificare il senso del quesito referendario e si sono definiti il fronte per il "si" all'euro e all'Europa. Perché parlo di mistificazione mediatica? Perché anche molti di coloro che sostengono il "no" sono a favore dell'euro e dell'Europa ed è per stare nell'euro e nell'Europa che da mesi spingono per un accordo applicabile. Anche il fronte del "no" sostiene la necessità di firmare un accordo con la controparte, ma non con i termini molto svantaggiosi di questo accordo specifico.
La propaganda per il "si" è sostenuta da tutti coloro che vedono un guadagno diretto nella firma dell'accordo così com'è, ovvero coloro che rappresentano il capitalismo greco e che vedono di buon occhio la riduzione di stipendi e pensioni, la riduzione delle tasse per i grandi capitali, la cancellazione ulteriore dei diritti dei lavoratori, la svendita e la commercializzazione del patrimonio naturalistico greco, le privatizzazioni dei servizi e dei beni essenziali come sanità, istruzione, acqua ed energia elettrica etc... Questi sono i maggiori interessati affinché il fronte del "si" vinca il referendum.
Poi, siccome questo nucleo che ha un interesse diretto per il "si" è in realtà composto da un piccolo numero di persone, viene fatto il possibile per convincere anche coloro a cui non converrebbe affatto la firma di questo accordo.
E com'è possibile convincere anche queste persone a votare una cosa contro il proprio interesse?
Facile, si crea un clima di terrore, paventando l'uscita dall'euro, dall'Europa, il fallimento e il disastro economico e sociale del paese, la perdita di tutti i propri soldi etc...in caso di vittoria del "no".
In questo sporco lavoro aiutano molto le tv private greche che a ciclo continuo trasmettono servizi che hanno lo scopo di terrorizzare il popolo greco, molte volte riciclando in maniera forviante fotografie ed immagini del passato e magari provenienti da altri paesi. Poi, come se questo non bastasse, c'è il recital delle dichiarazioni di tanti primi ministri che vedono a rischio le politiche di austerity che stanno portando avanti nei propri paesi.
Loro, i politici, sono tra i più accaniti e contrari al referendum. Vedono come cosa pericolosissima il diffondersi della pratica referendaria e temono che questa forma di democrazia diventi una prassi richiesta da altri popoli d'Europa. L'esempio del primo ministro Matteo Renzi è eclatante, ha dichiarato: "Sarà un referendum tra la Dracma e l'Euro". In questo carosello di dichiarazioni non è solo, ma ben inserito in un fronte che fa di tutto per terrorizzare il popolo greco. In tanti hanno fatto dichiarazioni in cui la vittoria del "no" coincide con l'uscita dall'euro e dall'Europa. Cosa, che non è vera ed è proprio il più accanito nemico del governo greco a dichiaralo pubblicamente, infatti proprio il ministro delle finanze tedesco W.Schäuble ha dichiarato ieri che anche con la vittoria del "no" la Grecia resterà nell'euro e si continuerà a trattare.
Per aiutare il fronte del "si" e contribuire ad incentivare il clima di terrore, da alcuni giorni la Grecia è stata costretta ad un regime di Capital Control. Le banche sono chiuse ed è possibile ritirare dai bancomat solo una cifra di 60 euro il giorno. Come vedremo analizzando le varie percentuali, la chiusura delle banche ha determinato un cambiamento sulle percentuali di voto.

Prima della chiusura delle banche le percentuali erano: 
57% a favore del del "NO"
30% a favore del "SI" 
13% indecisi

Dopo la chiusura delle banche le percentuali sono variate in questo modo:
46% a favore del "NO"
37% a favore del "SI"
17% indecisi

Nell'insieme della popolazione le percentuali sono così disposte:
51% a favore del "NO"
34% a favore del "SI"
15% indecisi

Alla domanda: "Ti recherai a votare per questo referendum?" Le percentuali dei votanti sono alte: 
86% andrò a votare
8% non andrò a votare
6% non ho deciso

Il risultato finale della ricerca, ottenuto analizzando l'opinione di coloro che si recheranno a votare è :
33% a favore del "SI"
54% a favore del "NO"
13% indecisi

Il fronte del "NO" è tutt'ora in vantaggio.
A sostenere il "NO" a questo accordo imposto sono i partiti di governo (Syriza e Anexartiti Ellines) più il partito di opposizione di estrema destra Chrisi Avghi.
A sostenere il "SI", quindi la firma di questo accordo sono i seguenti partiti di opposizione: Nea Dimokratia, Pasok, Potami. Il KKE partito comunista greco, boicotta il referendum e propone di annullare la scheda.
È interessante analizzare come anche all'interno dell'elettorato di ogni partito il voto sia trasversale e diviso tra "SI" e "NO" in percentuali che variano a seconda del partito.

Partito di governo SYRIZA:
"NO" 77% - "SI" 15% - indecisi 8%
Partito di governo Anexartiti Ellines:
"NO" 60% - "SI" 31% - indecisi 9%
Partito di opposizione Nea Dimokratia:
"NO" 22% - "SI" 65% - indecisi 13%
Partito di opposizione Chrisi Avghi:
"NO" 80% - "SI" 20% - indecisi 0%
Partito di opposizione To Potami:
"NO" 21% - "SI" 68% - indecisi 11%
Partito di opposizione KKE:
"NO" 57% - "SI" 20% - indecisi 23%
Partito di opposizione Pasok:
"NO" 21% - "SI" 65% - indecisi 14% 

Il referendum ha già ottenuto una vittoria prima ancora di sapere se vincerà il "SI" oppure il "NO".
Ha di fatto mobilitato l'attenzione internazionale sul problema Grecia e in oltre ha spaventato i politici dell'Eurogruppo che hanno chiesto a più riprese che il referendum venga ritirato e che allarmati da questa scelta non prevista del governo greco stanno cercando proprio in queste ore di elaborare una nuova proposta e di arrivare finalmente ad un accordo.
Mancano ancora pochi giorni al voto...staremo a vedere cosa succederà.

I dati relativi ai sondaggi di opinione sono stati presi dal quotidiano "Η Εφημερίδα των Συντακτών" del 7 luglio 2015 - www.efsyn.gr

martedì 30 giugno 2015

http://www.pressenza.com/it/2015/06/ich-bin-ein-grieche/

Schäuble:"La Grecia resterà per il momento nell'euro, anche se dovesse vincere il "no"
  
Il ministro delle finanze tedesco ha dichiarato: "La Grecia resterà per il momento nell'euro, anche se dovesse vincere il "no" al referendum. Questa la dichiarazione di Schäuble ai deputati tedeschi,
riportata da Bloomberg.
Secondo alcune indiscrezioni di una agenzia statunitense presente nella riunione a porte chiuse martedì, Schäuble avrebbe detto anche che la Banca Centrale Europea farà tutto il necessario per proteggere l'euro anche se il popolo greco voterà contro l'accodo proposto (imposto) dall'Eurogruppo.
Il ministero delle finanze tedesco ha rifiutato di commentare queste informazioni, aggiunge Bloomberg.
Perdere un'occasione per stare zitti
Matteo Renzi partecipa come protagonista al recital mafioso europeo

Matteo Renzi perde ogni occasione per stare zitto. La reverenza verso la padrona Merkel è così assoluta che invece di non parlare e riflettere su quanto l'Italia avrebbe bisogno di politiche ben diverse dall'austerity, si sbilancia in dichiarazioni mafiose del tipo: "Sarà un referendum tra l'Euro e la Dracma"
Che Renzi sia un grande comunicatore non lo metto in dubbio, il punto è che cosa comunica? Con queste dichiarazioni si schiera apertamente con la linea mafiosa portata avanti da Schäuble e company.
Pochi giorni fa, durante la contrattazione a Bruxelles il gruppo greco aveva presentato una proposta che in molti nell'Eurogruppo avrebbero firmato, per la parte greca sarebbe stata solo una mezza vittoria in quanto, avrebbe portato a casa finalmente un accordo, ma a causa della forte volontà di ottenerlo, aveva inserito nella proposta molte concessioni verso i creditori, infatti la proposta greca sarebbe stata molto costosa per il popolo greco, ma Alexis Tsipras, come ha spiegato nell'intervista di ieri sera, si sarebbe preso tutta la responsabilità di firmarla. Soprattutto per chiudere questo doloroso capitolo durato mesi. Con il loro fare mafioso, ovvero la prassi che da mesi adottano, l'Eurogruppo capitanato dal ministro tedesco Schäuble ha stracciato la proposta greca e ha dato un ultimatum alla Grecia.

"Questa è la proposta da firmare, prendere o lasciare" ed ha rimesso sul tavolo il "Memorandum" così com'era all'inizio della trattativa, addirittura con l'aggiunta di alcuni provvedimenti peggiorativi.
A questo punto, il primo ministro Tsipras ha detto giustamente che in una trattativa tra stati dell'Unione Europea non ci dovrebbero essere "ultimatum" e che questo ultimatum è stato rivolto al futuro del popolo greco ed è bene che il popolo greco risponda. Così è stato promosso il referendum, il popolo viene chiamato a valutare una proposta con un "si" o con un "no". Ovviamente il governo greco sostiene il "no", altrimenti non avrebbe avuto senso tutta questa storia di mesi per cercare di ottenere un accordo migliore e soprattutto delle misure economiche "applicabili" in una situazione drammatica come quella della Grecia attuale. Se vince il "si" la proposta dell'Eurogruppo diventerà legge dello stato greco, se vince il "no" il governo greco è prontissimo a tornare al tavolo della trattativa, come sempre per concedere qualcosa ed ottenere qualcosa, come si fa nelle trattative e non nel ricatto dell'ultimatum. L'uscita della Grecia dall'euro, altrimenti detto "Grexit", in realtà non lo vuole nessuno perché avrebbe un prezzo enorme per l'Europa e si aprirebbero scenari economici non prevedibili. Ciò che veramente vogliono è umiliare, piegare, distruggere la speranza che questa politica dell'austerity che tanto piace a Renzi ed ai suoi padroni si possa cambiare. Questo vogliono. Cancellare il cattivo esempio che la Grecia sta dando agli altri popoli dell'Europa.
Questo, caro Renzi è una grande lezione di democrazia, ma soprattutto un esercizio di stile che il tuo collega Tsipras ti ha dato. Forse ti trovavi molto occupato a scattarti un selfie con il tuo telefonino e non te ne sei neanche accorto, o forse eri anche attento, ma i tuoi limiti ti impediscono di vedere e capire ciò che sta succedendo. Ti schieri dalla parte dei più forti con leggerezza, senza vergogna.
Lo so, non è possibile cambiare la tua faccia e la sua espressione, ma quanto meno potresti provare a dire delle cose più intelligenti.

lunedì 29 giugno 2015

Succede ora nel centro di Atene


 29 giugno 2015 Piazza Sintagma, Atene. Questa sera migliaia di persone si sono date appuntamento davanti al parlamento per sostenere il "no" al referendum di domenica prossima. Altre grandi manifestazioni si sono tenute in varie altre città della Grecia. Nella foto una panoramica della piazza. Foto presa da http://www.stokokkino.gr 

Aggiunta al post fatta la mattina del 30 giugno. Guardando questa mattina i vari giornali internazionali mi sono reso conto ancora una volta di come la disinformazione impera. 
Su un giornale, le foto delle migliaia di persone scese ieri sera in piazza veniva accompagnata dalla didascalia "Manifestazione a favore della Dracma", su un altro "Manifestazione anti-Europa".
Il top è stato raggiunto su un giornale italiano dove l'astuto giornalista titolava 
"Manifestazione per il no al referendum"
senza virgolettare la parola "no", quindi stravolgendo il senso della frase, quindi il contenuto della foto, quindi l'intento della manifestazione. Il party della demenza continua...
La faccia come il culo
Questo ciò che occorre per fare queste dichiarazioni

Riporto un pezzo di un intervista a Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco.

"Il governo della Repubblica Federale lavora da anni e da mesi per aiutare la Grecia affinché resti nella zona dell'euro. Ed è quello che abbiamo fatto fino a sabato scorso, poi il governo di Atene ha indetto un referendum chiedendo di votare no alle proposte avanzate dai ministri dell'area euro, compreso quello tedesco. A questo punto è il governo greco deve vedere come si sviluppa la situazione".

Queste affermazioni sono false e chi le afferma si dovrebbe vergognare. Da mesi il ministro delle finanze tedesco porta avanti una battaglia politica personale contro Tsipras e soprattutto contro il governo di sinistra. Più volte in questi mesi un accordo è sembrato a portata di mano ma proprio grazie agli interventi di Schäuble, che hanno condizionato tutto l'eurogruppo, non è mai stato possibile arrivare ad una firma. L'eurogruppo si comporta con vero e proprio fare mafioso. Non c'è altra definizione. La tecnica è quella di snervare la controparte in una estenuante trattativa che non finisce mai perché non c'è la volontà di farla finire. Si è voluto portare questo estenuante gioco fino alla fine di giugno per ricattare la Grecia sia con la scadenza della rata del Fondo Monetario sia con la distruzione della stagione turistica, unica risorsa economica della Grecia. Il Capital Control imposto alle banche greche è solo l'ultimo di una serie di ricatti organizzati per vincere la partita e far approvare al popolo greco ciò che sarà la propria distruzione.
L'accordo proposto è una vigliaccata che come al solito andrà a tagliare le già misere possibilità del popolo greco, stipendi e pensioni già ampiamente tagliate, innalzamento dell'iva. Ulteriori tassazioni etc... Un accordo sicuramente da rifiutare. Sottoporlo al giudizio popolare è una prova di altissimo valore democratico. Guarda caso, Schäuble la vede come una minaccia ed una sfida, è evidentemente impreparato a capire tutto questo, i suoi riferimenti culturali e politici lo impediscano.
In un referendum non c'è mai la certezza di quale risultato uscirà, perché ogni persona può votare ciò che vuole. L'unica maniera per pilotare il voto referendario è quella di creare un clima di ricatto e paura. Esattamente ciò che stanno facendo.

Capital Control in Grecia. Stanno riaprendo gradualmente i bancomat

C'è insicurezza nel popolo greco. L'esperienza ha insegnato a pensare al peggio e non al meglio.
Anche per questo nei due giorni passati si è registrato un vero e proprio assalto ai bancomat, molti dei quali sono rimasti a secco. La psicologia del greco medio va in tilt quando si sente solo ed isolato. In genere gli piace, o quanto meno, preferisce essere uguale agli altri.
Mentre in tutta Europa la mobilitazione a sostegno del popolo greco sta crescendo e il referendum indetto dal governo per far valutare l'eventuale accordo direttamente al proprio popolo sta diventando un esempio altissimo di democrazia, qui in Grecia l'informazione sistemica sta lavorando duro per presentare il referendum come una sciagurata pazzia che porterà la Grecia in rovina. È proprio questo che lo rende insicuro. Potete quindi capire che per molti che non hanno accesso alle informazioni dall'estero l'unica verità fruibile è quella della televisione.
Oggi, in maniera graduale stanno riaprendo i bancomat con i nuovi limiti di prelievo imposti dal "Capital Control". Massimo 60 euro al giorno. Le banche resteranno chiuse fino a lunedì 6 luglio, giorno successivo al referendum.
La Banca di Grecia ha annunciato che comunque 70 filiali resteranno aperte per permettere ai pensionati di riscuotere la propria pensione. Secondo alcune informazioni domani potrebbe essere aperta una filiale di ogni banca in ogni capoluogo di provincia.
Per gli stranieri in vacanza in Grecia non ci sono problemi. Per i conti esteri non sono previste in nessun modo limitazioni e i limiti di prelievo restano quelli fissati da ogni cliente con la propria banca.
È in questo clima di ricatto e di tensione che i Greci sono chiamati a riflettere e a decidere sul proprio futuro.

domenica 28 giugno 2015

Grecia. Passa il referendum in parlamento.

Durante la notte è stato approvato il referendum che chiama a decidere il popolo greco sul proprio futuro. La data sarà il 5 luglio 2015. Con 178 voti a favore e 120 contrari il parlamento greco ha confermato la decisione presa poche ore prima dal Consiglio dei Ministri.
Hanno votato a favore i parlamentari dei partiti di governo, Syriza e Anexartiti Ellines. Insieme a loro anche il partito di estrema destra Chrisi Avghi ha sostenuto l'approvazione del referendum.
Contrari, ovviamente Nea Dimokratia e Pasok, che storicamente avrebbero accettato ogni "Memorandum" possibile ed immaginabile proposto dall'Eurogruppo e che mai si sono preoccupati di consultarsi con il proprio popolo per approvare o rifiutare provvedimenti imposti dal governo tedesco (Eurogruppo ndr). Il Potami, il partito neoliberista creato poco prima delle ultime elezioni politiche per ostacolare il Syriza, che ha alla guida un giornalista proveniente dall'area di interesse politico ed economico delle tv private e che viene sostenuto e proposto dall'Eurogruppo come possibile partito di governo al posto del Syriza, ha ovviamente votato contro il referendum. Anche il Potami è d'accordo con l'accettare in maniera incondizionata di ogni imposizione dettata dall'ex-Troika.

Vergognosa anche la posizione del Partito Comunista Greco KKE che ovviamente ha votato contro. Cosa che non mi stupisce per niente. Storicamente ha sempre privilegiato il "ruolo guida del partito" alla libera e personale valutazione del singolo cittadino. Molto probabilmente il 5 luglio sosterrà l'astensionismo. Ingessato nelle proprie posizioni continua a sostenere l'uscita dalla Comunità Europea senza vedere che la questione del referendum è un avvenimento storico e che vada come vada è un importante passo del governo e del popolo greco che potrà esprimersi in prima persona su una cosa così fondamentale per il proprio futuro. Questo referendum non è importante solo per il popolo greco, ma un importante esempio di democrazia per tutti i popoli d'Europa.
Come quasi sempre accade, coloro che sono contrari al far esprimere liberamente gli elettori coincidono con coloro che, ora che si andrà al voto referendario voteranno a favore del "Memorandum". Il primo obiettivo che hanno individuato davanti a loro è stato quello di impedire che il popolo prenda parte in prima persona a queste scelte importantissime che lo riguardano. Evidentemente, come abbiamo visto fino ad alcuni mesi fa, per molti partiti salire al governo non significa rappresentare la volontà espressa dalla maggioranza del proprio popolo, ma al contrario significa privilegiare gli interessi di una piccola casta che in questo caso vede i propri interessi coincidere con quelli contenuti nell'attuale proposta dell'Eurogruppo e nel "Memorandum" imposto dall'allora Troika.
Un altro avvenimento che ritengo importante commentare è il voto a favore del referendum espresso dal partito di estrema destra Chrisi Avghi. Fino ad ora, durante questi mesi di governo di sinistra e di estenuante trattativa il pericolo più grande sono state le possibili energie destabilizzanti che l'estrema destra incoraggiata dalla destra più moderata avrebbero potuto mettere in atto. Il rischio di un improvviso "caos" generato a tavolino per distruggere l'unità interna al paese è sempre stato presente e a tratti evidente. Il fatto che ieri anche i parlamentari di Chrisi Avghi si siano espressi a favore del referendum ricompatta, per quanto possibile, un unità nazionale che in questo momento è molto importante.
Intanto, la notizia del referendum ha spinto molte persone ha ritirare dai propri conti bancari più soldi possibili. Davanti ai bancomat si possono vedere file di cittadini più o meno lunghe. La paura di perderli è tangibile. Il ricordo del trattamento fatto a Cipro è un ricordo sempre molto fresco. Questo, che spesso viene presentato dai mass media come atto di sfiducia dei cittadini verso il proprio governo, è da interpretare invece come atto di paura verso un sistema bancario che evidentemente da tempo non è più sotto totale controllo greco. La gente non si fida di ciò che la Banca Centrale Europea può fare per ricattare e mettere il popolo greco in difficoltà in questo momento cruciale in cui viene chiamato a decidere.

sabato 27 giugno 2015

Primi commenti al referendum proposto dal governo greco

Il ministro delle finanze tedesco, quel "brav'omo" di Schäuble che veramente ha fatto tutto il possibile per non far andare avanti la trattativa e per trovare una risoluzione che fosse la più umiliante possibile per la Grecia ha commentato: "Non vi è alcuna base per ulteriori negoziati con la Grecia", pur non escludendo soluzioni a sorpresa.
Mentre il ministro delle finanze della finlandese ha descritto l'annuncio del referendum dicendo: "Una sgradevole sorpresa" ed ha poi aggiunto: "chiudiamo la porta a ulteriori negoziati".
Il commissario per gli affari economici Pierre Moskovisi ha dichiarato:"I negoziati sono stati interrotti dall'annuncio di un referendum" ed ha aggiunto:"Il nostro compito è quello di guardare prima la situazione e quindi prendere decisioni. L'Eurogruppo saprà sicuramente assumersi le proprie responsabilità ". Ha inoltre commentato dicendo:" La posizione (dell'Eurogruppo ndr) è sempre stata semplice e positiva. Vogliamo che la Grecia rimanga nella zona euro. Le nostre proposte sono state positive per la Grecia".

Per il momento nessuno che abbia commentato dicendo: "è giusto che il popolo greco, che dovrà subire l'accordo si prenda la responsabilità di votarlo.." Chi sa perché?
Di solito non posto mai cose che non ho scritto io personalmente su questa pagina del blog, per queste ho riservato una pagina che si chiama contributi dal web, ma oggi ho deciso di farlo per dare massima visibilità a questo testo. Spero venga diffuso il più possibile perché è di una fierezza rara.

Il testo in italiano del proclama di Tsipras per il referendum.
Venerdi notte 26 giungo 2015
 
Greche e greci,
da sei mesi il governo greco conduce una battaglia in condizioni di asfissia economica mai vista, con l’obiettivo di applicare il vostro mandato del 25 gennaio a trattare con i partner europei, per porre fine all’austerity e far tornare il nostro paese al benessere e alla giustizia sociale. Per un accordo che possa essere durevole, e rispetti sia la democrazia che le comuni regole europee e che ci conduca a una definitiva uscita dalla crisi.
 In tutto questo periodo di trattative ci è stato chiesto di applicare gli accordi di memorandum presi dai governi precedenti, malgrado il fatto che questi stessi siano stati condannati in modo categorico dal popolo greco alle ultime elezioni. Ma neanche per un momento abbiamo pensato di soccombere, di tradire la vostra fiducia.
Dopo cinque mesi di trattative molto dure, i nostri partner, sfortunatamente, nell’eurogruppo dell’altro ieri (giovedì n.d.t.) hanno consegnato una proposta di ultimatum indirizzata alla Repubblica e al popolo greco. Un ultimatum che è contrario, non rispetta i principi costitutivi e i valori dell’Europa, i valori della nostra comune casa europea. È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi  e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia. Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.
Queste proposte mettono in evidenza l’attaccamento del Fondo Monetario Internazionale a una politica di austerity dura e vessatoria, e rendono più che mai attuale il bisogno che le leadership europee siano all’altezza della situazione e prendano delle iniziative che pongano finalmente fine alla crisi greca del debito pubblico, una crisi che tocca anche altri paesi europei minacciando lo stesso futuro dell’unità europea.
Greche e greci,
in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco.
Poche ore fa (venerdì sera n.d.t.) si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani (oggi n.d.t.) si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.
Ho già reso nota questa nostra decisione al presidente francese, alla cancelliera tedesca e al presidente della Banca Europea, e domani con una mia lettera chiederò ai leader dell’Unione Europea e delle istituzioni un prolungamento di pochi giorni del programma (di aiuti n.d.t.) per permettere al popolo greco di decidere libero da costrizioni e ricatti come è previsto dalla Costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica dell’Europa.
Greche e greci,
a questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza  prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. All’autoritarismo e al dispotismo dell’austerity persecutoria rispondiamo con democrazia, sangue freddo e determinazione.
La Grecia è il paese che ha fatto nascere la democrazia, e perciò deve dare una risposta vibrante di Democrazia alla comunità europea e internazionale.
E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia.
E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola.
Vi chiamo tutti e tutte con spirito di concordia nazionale, unità e sangue freddo a prendere le decisioni di cui siamo degni. Per noi, per le generazioni che seguiranno, per la storia dei greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.
Alexis Tsipras
Referendum fissato per il 5 luglio 2015
I greci chiamati a decidere sul proprio futuro

Questa è una storia iniziata il 25 gennaio del 2015 con le ultime elezioni politiche. In quelle elezioni una cosa più unica che rara successe, un governo di sinistra è andato al governo in Europa.
Inizia tutto da questo strano caso. Qualcosa che ha gettato scompiglio nell'Europa conservatrice, neoliberista e filo austerity  che ben conosciamo.
Lunghi e stressanti mesi di trattativa non sono serviti a niente. Il governo greco ha cercato fino all'ultimo di arrivare ad un accordo che non significasse la rovina del proprio popolo. Ha cambiato e di molto il proprio programma limando e tagliando pezzi dalle proprie posizioni di partenza in virtù di un accordo che gli altri, la controparte, non intendevano raggiungere dall'inizio.
L'Eurogruppo, schiacciato e asservito al volere del governo tedesco, il Fondo Monetario Internazionale, la lobbie europea delle banche, l'opposizione interna alla Grecia, di destra e di sinistra, tutti i canali televisivi privati greci e gran parte della carta stampata hanno lavorato sistematicamente per la cosiddetta "Parentesi Syriza" ovvero, non potendo apertamente imporre la caduta dell'unico governo di sinistra europeo hanno cercato di provocarne il suicidio, di provocare la chiusura di un'esperienza diversa ed inedita nel panorama europeo. Ovviamente questa esperienza del governo greco avrebbe dovuto esaurirsi e spegnersi nella peggiore delle maniere, soprattutto per scongiurare il ripetersi di cose simili nel resto dell'Europa. Qual'è la peggiore delle maniere? Firmare un accordo che avrebbe incanalato il proprio popolo in una strada senza uscita, snaturando e cancellando la differenza che questo governo ha rispetto a quelli precedenti. Tutti gli altri governi hanno sempre deciso sulla testa del proprio popolo. La storia passata e quella recente sono piene di esempi in questo senso.
Tanto per fare un esempio tra i tanti, il famigerato "Contratto di Prestito", contratto che fissa i termini della restituzione del prestito imposto alla Grecia per "salvarsi", che fu firmato dall'allora ministro delle finanze Venizellos, sancisce che la Grecia accetta il diritto inglese per le eventuali controverse, che in caso di non restituzione del prestito i creditori possono prendersi tutto, compresi anche quei beni inalienabili di un popolo, che appartengono al patrimonio e all'identità culturale della Grecia. Un accordo così tremendo non fu firmato neanche per l'Argentina. Anche questo, fu firmato sopra la testa del popolo greco, senza chiedere niente a nessuno.
E adesso che l'attuale governo ha indetto un referendum per far scegliere al proprio popolo che strada prendere e decidere del proprio futuro, viene appellato come "irresponsabile" dall'opposizione di destra. Chiaramente, per Samaras e Venizellos e i vari altri... la responsabilità di un governo è sempre stata misurata con l'incondizionato accordo con il volere del più forte, con l'interesse del più ricco.
Rimettere la decisione al popolo e farlo scegliere sul proprio destino è sbagliato. Secondo loro.
In questo differisce l'attuale governo. La cosa più inedita è far scegliere il popolo. Di questo hanno veramente paura in Europa.

venerdì 26 giugno 2015

Venerdì 26 giugno. Ancora una soluzione tra Eurogruppo e governo greco non c'è. Come da un po' di tempo è già chiaro, la Grecia ha a che fare con una banda di mafiosi. Il gioco è scorretto. Le dichiarazioni dei vari protagonisti sono divise tra minacce, ultimatum e ottimismo con il risultato che non ci si capisce più niente. Comunque la vignetta qui sopra spiega meglio di tante parole...

sabato 20 giugno 2015

Anche alla Germania converrebbe trattare.

Il danno che la Germania riceverebbe in caso di un default greco ammonta a 85,2 miliardi di euro. Questo dato è reso noto dal l'ispettorato economico tedesco «Wirtschaftswoche» che cita un calcolo condotto dall'istituto di ricerca economico (Ifo). Secondo questa ricerca, l'Euro zona, in caso di Default greco riceverebbe un danno complessivo di 305 miliardi di euro
Ogni contribuente tedesco andrebbe a perdere 1.055 euro, in Luxenburgo il danno per ogni contribuente è stimato in 1.637 euro, mentre in Olanda sarebbe di 1099 euro, in Francia di 989 euro e ogni lettone 250 euro.

venerdì 19 giugno 2015

Si continua a trattare tra terrorismo mediatico e minacce.

La situazione è in rapida evoluzione ed è difficile scrivere qualcosa che non sia già scritto in altri articoli. Inoltre, c'è da dire che rispetto ai giorni precedenti non sono cambiate poi molto le cose, si continua a trattare. Ovviamente tutti i falchi sostenitori del neoliberismo e del Memorandum non perdono occasione per ribadire quanto sia importante che la Grecia resti nell'euro, pur non facendo niente per creare questa condizione. I margini della trattativa sono ancora distanti. Dalla parte dell'eurogruppo e quindi di Schäuble si continua a chiedere l'applicazione del Memorandoum così come era stato previsto dal governo Samaras, con l'aggiunta di alcune cose peggiorative. Esattamente come se tutti questi mesi di contrattazione non fossero esistiti. Si chiede a gran voce al governo greco di fare passi indietro rispetto alle "linee rosse" cioè di accettare ulteriori tagli a stipendi e pensioni, ampiamente tagliate in questi anni. Di aumentare le tariffe elettriche del 10 % e alzare ulteriormente l'imposta iva su tutti i prodotti, cancellando le differenze dell'imposta sui prodotti più indispensabili. Quindi anche i farmaci, i generi alimentari etc...avrebbero un repentino rincaro. Queste e altre cose sono considerate "linee rosse" dal governo greco ovvero invalicabili. In una situazione catastrofica come questa attuale, concedere queste misure sarebbe la botta finale per la Grecia e il governo fa bene a usare ogni mezzo per resistere.
Dall'altra parte, insieme a Schäuble, eurogruppo, il Fondo Monetario Internazionale ci sono tutti i canali televisivi privati greci che si sono visti tassare per la prima volta nella storia della Grecia e adesso sferrano l'attacco finale al governo greco. Tutti i canali fanno terrorismo e ventiquattro ore su ventiquattro attaccano il governo cercando di screditarlo usando ogni mezzo. L'obiettivo è quello di sottrarre consensi al governo. Potrebbe sembrare facile farlo, ma in realtà non lo è. Non lo è nonostante la disequalianza delle forze in campo. Il popolo greco sa di non avere più niente da perdere e anche i drammatici scenari presentati dalle tv private rispetto ad un'uscita dall'euro non hanno tutto l'effetto che dovrebbero avere. Tra avere gli stipendi ridotti grazie al ritorno alla Dracma e averli ridotti grazie all'applicazione del Memorandoum, la gente sembra preferire il mantenimento di una dignità che il governo tedesco vuole piegare ad ogni costo.
Vuole piegarla per cancellare in ogni modo il "cattivo esempio" che la Grecia potrebbe dare. Vuole piegarla per dimostrare all'elettorato spagnolo di Podemos che quella di cambiare le regole dell'austerity e dello strapotere della finanza, del capitale, delle multinazionali non è una strada percorribile.
La tecnica mediatica del "blocco Schäuble" è quella di pretendere l'impossibile, poi, da questo impossibile vengono limate alcune cosette. In base a queste simboliche limature dell'impossibile viene poi chiesto alla Grecia, che già ha limato circa l'80 % delle sue richieste di partenza, di fare ulteriori concessioni al neoliberismo. Il governo greco sa di non poterlo fare, e ciò gli permette di mantenere una relativa serenità e dignità verso il proprio popolo. Alcuni giorni fa, il governo, durante una delle tante controproposte ha cercato di barattare il taglio delle pensioni e degli stipendi con il taglio della spesa per gli armamenti, in modo da far tornare i conti senza provocare altra macelleria sociale. In Grecia, la spesa per gli armamenti è stata tenuta altissima da tutti i governi precedenti, un po' grazie alla permanente tenzione con la Turchia, ma soprattutto per via degli ottimi rapporti di corruzione che i precedenti politici greci hanno mantenuto con le multinazionali tedesche, produttrici di armi. Ovviamente la proposta di tagliare le spese militari è stata rigettata immediatamente perché non segue gli interessi delle multinazionali e del governo tedesco.
Questa cosa, dovrebbe essere vergognosa per Schäuble e tutto il governo tedesco se solo avessero un briciolo di onestà. Questa onestà non ce l'hanno ed è per questo che in Germania questa notizia, e tante altre vengono tenute segrete al popolino tedesco che ancora pensa di pagare con il proprio lavoro le pensioni e gli stipendi dei greci.
Intanto ad Atene si alternano manifestazioni di solidarietà verso il governo, che chiedono di non retrocedere, di non concedere altro all'austerità ed altre, promosse dai neoliberisti che con il pullman organizzati e pagati da coloro che vedono un guadagno nell'applicazione del Memorandum portano in piazza la parte peggiore del popolo greco.

sabato 30 maggio 2015

"Siete comunisti, che cosa ci possiamo aspettare" È Inge Graessle, una deputata del partito CDU della Merkel ad averlo detto in una trasmissione televisiva.
Tra bugie e inesattezze continua la propaganda anti-Grecia del governo tedesco.

Perché non si arriva ad un accordo tra Eurogruppo (governo tedesco) e Grecia? 
Dopo mesi di trattativa nei quali il governo greco ha fatto grandi concessioni per raggiungere un accordo ancora si parla di "posizioni distanti"
Semplice. Il problema non sta nell'economia. Il problema è politico. Il governo conservatore tedesco ODIA il governo della Grecia semplicemente per un fatto: è di sinistra. 
E' la stessa Inge Graessle (rappresentante del governo tedesco) a dirlo apertamente:
..."Siete comunisti, che cosa ci possiamo aspettare?"
Questa la frase pronunciata in una trasmissione televisiva giornalistica dove la Inge Graessle oltre a questa affermazione ha ripetuto le solite bugie che da mesi danno in pasto al popolino di tutta Europa.  

Inge Graessle è una deputata del partito CDU della Merkel e detiene la presidenza della commissione di controllo di bilancio del Parlamento Europeo. Ha partecipato a un talk show televisivo con Stelios Kouloglou, un giornalista molto noto in Grecia che (ha curato molti documentari e che ha un sito di giornalismo molto frequentato www.tvxs.gr che nel dibattito televisivo rappresentava il partito Syriza. 
Per l'ennesima volta la rappresentante del CDU si è dimostrata una bugiarda, affermando il falso. Oltre a questo ha contestato a Kouloglou dei provvedimenti di politica interna del governo Tsipras, dimostrando palesemente che il problema non è far tornare i conti e riprendersi i propri soldi indietro, ma è politico e legato alle mire espansionistiche e commerciali delle multinazionali tedesche.
Vi invito ovviamente a vedere il video, che è in un inglese semplice e capibile. Qui di seguito riporto e commento alcuni momenti del dialogo.

 

Già dai primi minuti del colloquio appare chiaro come la signora Inge Graessle alimenta la propaganda anti ellenica che da anni viene portata avanti dal governo tedesco. Inizia subito ironizzando sul fatto che i greci sono inaffidabili e inclini a cambiare spesso idea.
Andrebbe ricordato alla signora Inge Graessle che nell'Eurogruppo del 17 febbraio avvenne un cambio repentino della bozza di accordo. Una bozza che era stata preparata in precedenza dai tecnici venne improvvisamente sostituita da un'altra dal presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem su diretto volere si Schäuble. Il ministro delle finanze greco Varoufakis si rifiutò di firmarla e di lavorarci sopra e proprio in quell'occasione, notata l'abnegazione di Dijsselbloem nei confronti del capo, coniò il nomignolo di "Delivery boy" per il capo dell'Eurogruppo. Se non ci fosse stato Paul Mason (giornalista inglese) a rivelare l'inganno e a pubblicare il documento sparito i greci sarebbero stati fatti passare da paranoici visionari. Questo fu il primo episodio di una serie infinita di scorrettezze, inganni, bugie, false aperture, cambi di idea, accordi poi ritrattati, etc..che hanno caratterizzato questi mesi di trattativa.
Questa tecnica, un classico del governo tedesco, ha l'unico fine di screditare i propri interlocutori e di far passare in secondo piano le questioni economico-politiche. Il governo tedesco si vergogna di affermare davanti al proprio popolo che il proprio obbiettivo è colonizzare economicamente la Grecia (come è stato fatto con il resto dei Balcani) e quindi deve aggirare l'ostacolo, lo fa presentando i propri interlocutori come dei cialtroni, spendaccioni e dilettanti...tutte caratteristiche negative che fanno molta presa sulla psicologia del tedesco medio.

"Il governo greco sta lavorando per un Grexit", ha continuato. Anche su questa affermazione c'è molto da ridire. Il governo greco ha fatto passi da gigante verso un compromesso che sia vantaggioso per tutti.
Si può dire la stessa cosa per la Germania? No.
La Germania sta tirando tutta l'Europa verso una direzione che conviene solo a lei. C'è veramente da chiedersi a cosa servono le elezioni e i mandati politici che gli elettori affidano ai propri governi se viene dato per scontato che la politica sia fatta altrove e su decisioni già prese in precedenza. In realtà è la Germania che sta lavorando per un Grexit, una punizione esemplare che serva da lezione a tutti gli altri popoli dell'Europa. Ovviamente la Germania vorrebbe gestire la cosa in maniera da non doversi prendere le responsabilità dei contraccolpi economici che si ripercuoterebbero sulle economie più deboli di tutta l'eurozona.

La signora Graessle rinfaccia a Kouloglou che il governo attuale non ha rispettato gli accordi presi dal precedente governo ovvero di portare i salari a 300 euro, tagliare le pensioni e liberalizzare i licenziamenti di massa. È evidentemente difficile per la signora Graessle capire che questi provvedimenti oltre a peggiorare l'emergenza umanitaria che già è in corso in Grecia siano impossibili da applicare. Infatti anche il governo Samaras che ha preso questi accordi e che sarebbe stato ben contento di applicarli, non ha potuto. Che non sia possibile vivere con uno stipendio di 300 euro lo capisce anche un cane, ma forse qualche politico del CDU non ci arriva, e comunque come sottolinea Kouloglou, si parla di alzare gli stipendi nel settore "privato", quindi signora Graessle, non ci sarà nessun peso economico ulteriore per lo stato...se è di questo che è preoccupata. Mi sembra che invece la paura sia di guastare gli interessi delle multinazionali che con i salari ribassati ulteriormente avrebbero a disposizione una piccola India in Europa.

"Vi aspettate che i contribuenti più poveri della Slovacchia e la Lituania, paghino per le vostre promesse? Avete riassunto 3900 impiegati statali..".continua la signora Graessle.
La rappresentante del CDU si riferisce alla riforma che improvvisamente oscurò la televisione pubblica (ERT) e che portò al licenziamento di tutti gli impiegati della televisione di stato.
È bene precisare, se vogliamo spostare la questione sul piano economico, il bilancio dell'ultimo ERT era circa 3,7 milioni di euro, mentre la nuova tv di regime fatta da Samaras a sostegno di un governo non democratico ha avuto un budget di 13,8 milioni di euro. C'è poi da notare che il licenziamento di massa che fu fatto è stato dichiarato illegale dall'alta corte greca. A parte questo, la televisione pubblica, come Stelios Kouloglou sottolinea giustamente è finanziata dal contributo dei telespettatori, non dallo Stato. Quindi non influisce minimamente sul bilancio statale. Ovvio che al governo tedesco piaceva di più una televisione a diretto controllo della destra di Samaras.

Sarebbe interessante, tra gli altri miti da sfatare, dire che la Grecia non ha poi questo grande settore pubblico che viene rinfacciato dal governo tedesco. E 'ovvio che anche prima della crisi, la Grecia era uno dei pochi paesi con una percentuale bassa di funzionari pubblici in rapporto al totale della forza lavoro. Al contrario, ci sono paesi come la Norvegia, la Svezia e la Francia, che hanno tre volte il numero dei dipendenti pubblici greci. Ci sono dei settori dove il taglio del personale e delle spese sono atti criminali, sto parlando, solo per fare un esempio, degli ospedali. Da tempo mancano gli strumenti basilari come ad esempio un semplice termometro. È giusto questo? Può uno stato europeo spingere un altro stato in una crisi umanitaria perché vede in questo un proprio personale guadagno?

Per quanto riguarda i contribuenti di altri paesi europei:

a) la Grecia ha restituito i propri prestiti con interessi per gli anni passati e non ha ricevuto un centesimo da agosto 2014.
b) Il debito pubblico greco è in crescita dall'inizio del memorandum da 127% al 180%.
Syriza propone un congresso europeo sul debito pubblico dal momento che questo non è solo un problema greco (es. Italia, Spagna, Francia, etc.) ed è stato principalmente causato dalla decisione politica del governo tedesco di salvare le banche.
c) Anche il Parlamento Europeo ha concluso che la politica di austerità che viene promossa è fallimentare e antidemocratica.

Intorno al minuto 15 del video, la signora Graessle, dopo tante bugie, ha finalmente uno scatto di onestà e dice: "Il governo greco ritiene che nessuna riforma sia il modo giusto per uscire dalla crisi. (...) Come ci si può aspettare dai comunisti una riforma? 
Inge Graessle e il partito popolare europeo, non ha ancora accettato che il muro di Berlino non esista più, coltivano da 25 anni l'odio. In ogni caso, un grande grazie alla signora Graessle che con linguaggio eloquente esprime un concetto semplice e alla portata di tutti: Il problema è politico, inutile arrampicarsi sugli specchi, una soluzione non vogliono trovarla perché il governo greco è di sinistra e questo cambia i presupposti del confronto. Se alla base della discussione non vi è un saldo e massiccio sentimento antidemocratico e un gusto perverso per la macelleria sociale...non ci può essere nessun dialogo.
Per questo rimpiangono il governo Samaras con cui si trovavano tanto bene.

Il recente successo del partito spagnolo Podemos è anch'esso un fatto inquietante per il governo tedesco. In futuro potrebbero cambiare gli attuali equilibri politici e di conseguenza il potere decisionale della Germania. Il governo tedesco cerca di ricattare il più possibile il governo greco, è una corsa contro il tempo. Non potendo vietare le elezioni negli altri paesi europei cerca di organizzare una punizione esemplare per la Grecia. L'odio è cieco e come in un film già visto il governo tedesco rischia di fare scelte tragiche per tutta l'Europa come è già successo nella storia di questo continente. La sua caratteristica è nota, cedere ad un compromesso equo per tutti è visto come atto di debolezza. Mentre la ritorsione e la punizione sono viste come normale evoluzione della loro tradizione.
Una vittoria della sinistra in altri stati d'Europa sarebbe per la Germania soprattutto una sconfitta sul piano morale. Non dimentichiamoci che i peggiori crimini compiuti durante la seconda guerra mondiale dall'esercito nazista sono stati compiuti in fase di ritirata.

martedì 26 maggio 2015

La popolarità di Alexis Tsipras resta al 77%  
Il bombardamento mediatico contro il governo greco sembra non funzionare.
Una lettura fatta attraverso i sondaggi di opinione su come la società greca vede l'operato del proprio governo fino ad oggi.


Mentre a gran voce ci viene detto dalla commissione europea e dal governo tedesco che in Spagna, Portogallo e Irlanda le misure economiche di austerity stanno portando buoni frutti e questi paesi stanno facendo "passi avanti", gli elettori di questi paesi, quando sono chiamati a scegliere, si orientano su posizioni opposte a quelle dei loro governi. Sono forse impazziti? Credo di no.
Questo ci può far riflettere su quanto l'informazione sia strumentalizzata e asservita a sostenere un modello economico che da molto tempo ormai si è dimostrato fallimentare. Non metto in dubbio che questi paesi stiano facendo "passi avanti" grazie alla cura a base di neoliberismo, mi piacerebbe capire in quale direzione?
Anche per la Grecia, fino a pochi mesi fa quando ancora c'era il governo Samaras, venivano dette le stesse bugie e tutta Europa stava a guardare una "ripresa della Grecia" invisibile per noi, ma evidente solo sulla stampa di propaganda.
Il governo greco, per il momento l'unico ad aver alzato la testa è stato attaccato e sbeffeggiato da tutti gli altri governi. Potendo dire ben poco sulla serietà degli argomenti messi in campo dagli esponenti del governo Tsipras, si sono accaniti sui singoli ministri cercando di screditarli con commenti e chiacchericci di bassa lega, ad iniziare dalla cravatta (che non hanno) a finire con bugie e false dichiarazioni attribuite quando all'uno quando all'altro.
Questi mesi di contrattazione con l'Eurogruppo non hanno portato a granché, da parte del governo tedesco (cioè il vero cervello dell'Eurogruppo) è stata attuata la tecnica dello "sfinimento" ovvero aprire  momenti di speranza e di probabile accordo e subito dopo tornare a chiedere e imporre le decisioni prese dal precedente governo, cercando di far leva sul ricatto del fallimento economico e delle varie scadenze e pagamenti che la Grecia ha davanti.
Il problema del governo tedesco nei confronti del governo greco è politico e questo è bene che venga capito da tutti. Non sopportano di aver a che fare con un governo di sinistra.
Poco importanza viene data alle proposte presentate da Atene, non vengono neanche valutate dagli interlocutori, il "programma deve continuare" e basta.
Che Atene possa trovare all'interno della propria economia altri modi per riprendersi economicamente diversi dalla macelleria sociale sostenuta dalla Germania, questo non importa. Il problema non sta nell'economia e quindi nella ripresa economica della Grecia, ma negli interessi economici della Germania e delle varie multinazionali che avevano iniziato a spartirsi la torta ellenica. Quindi…meglio se altre soluzioni diverse da quelle imposte non verranno trovate.
L'obiettivo finale dell'Eurogruppo è senz'altro quello di annientare il cattivo esempio che il governo greco rischia di dare agli altri popoli d'Europa. E sicuramente nei prossimi giorni e nei prossimi mesi si intensificheranno gli attacchi e i ricatti affinché il governo greco si pieghi al volere del neoliberismo. Per il momento, grazie ad i rapporti di forza estremamente sfavorevoli, Atene ha congelato alcuni punti del proprio programma e sta cercando di arrivare ad un accordo senza varcare alcune "linee rosse" ovvero dei punti imprescindibili del proprio programma che riguardano i diritti dei lavoratori, il rifiuto di attuare nuovi tagli a stipendi e pensioni e l'eliminazione della famosa tassa ENFIA, una tassa orizzontale sulle proprietà che sta mettendo il popolo greco in ginocchio.
La propaganda internazionale contro la Grecia non è la sola a martellare il governo Tsipras, dovete sapere che tutte le emittenti televisive private del paese non hanno mai pagato un euro per i diritti televisivi e per l'uso delle frequenze, ma non perché non dovessero pagarli, perché i precedenti governi preferivano il sostegno mediatico alla riscossione dei compensi. Il governo guidato da Tsipras ha pensato bene di iniziare a chiedere i milioni di euro che queste emittenti televisive devono allo stato ed è così che le stesse emittenti televisive hanno iniziato una guerra mediatica per screditare il governo. La propaganda che ogni giorno viene fatta contro i vari personaggi del governo è vomitevole e priva di ogni deontologia giornalistica.
Se sul piano internazionale possiamo dire che il governo ellenico sta percorrendo una strada da solo e in salita, diversamente vanno le cose in patria. Nei pochi mesi di governo è infatti riuscito a fare molte cose positive. La differenza con i beceri del governo precedente è enorme e con una certa velocità la Grecia si sta normalizzando.
Se prima c'era da lottare per non far peggiorare le cose, adesso possiamo discutere di come migliorarle. L'opposizione al governo è di due tipi: quella da destra che è scontenta di veder andare in fumo il grosso lavoro fatto in collaborazione con la Troika e che vorrebbe tornare al precedente modello di dittatura sociale ed economica e quella da sinistra, che vorrebbe delle posizioni più intransigenti del governo greco nei confronti dei creditori e dell'Eurogruppo.
Personalmente capisco di più l'opposizione di destra con tutte le sue ragioni, ragioni che politicamente non condivido affatto ma che mi sembrano più sensate delle critiche mosse dall'opposizione di sinistra.
Capisco che un'evoluzione verso qualcosa di ancora meglio può avvenire solo cercando di spingere la politica verso nuove soluzioni e che accontentarsi frena questo processo, ma dall'altra parte devo riconoscere che gli spazi per attuare una politica estera più radicale non vi sono e gli equilibri europei (per il momento) non sono favorevoli.
Ricordiamoci che se questo governo cade non c'è da sperare in qualcosa di migliore, ma semmai di un ritorno a qualcosa di molto peggiore...
Nonostante tutto ciò, due giorni fa sono usciti sul quotidiano Avghi dei sondaggi di opinione relativi al periodo 13-19 maggio 2015 e confermano come il governo Tsipras goda ancora di una ottima popolarità.
Sono molto interessanti da esaminare perché rispecchiano l'impatto sulla società greca delle scelte del governo in politica estera e confermano che il popolo greco crede ancora saldamente nel tentativo che questo governo sta facendo per cambiare la politica economica fin ora abbracciata dai precedenti governi.
Iniziamo con la stima dei voti, "Se in Grecia ci fossero oggi le elezioni politiche che cosa voteresti?"
Il 48,5% voterebbe Syriza, mentre Nea Dimokratia il maggiore partito di destra all'opposizione si deve accontentare di un misero 21%, questo dato descrive in maniera evidente la forte sfiducia che ancora il popolo greco nutre nei confronti dell'ex primo ministro Samaras, amicone della Troika.
A seguire abbiamo i Nazi-fascisti di Chrisi Avghi con il 6%, i neoliberisti di Potami con il 5,5% i KKE partito comunista greco (all'opposizione) con il 6%, Anexartiti Ellines (al governo con il Syriza) con 3,5% il Pasok con il 4% e un 5,5% di altri.
Alla domandato "Quale secondo voi è il migliore governo per il paese?" Il 54 % indica l'attuale governo, mentre solo il 18% vorrebbe il governo di Nea Dimokratia, segue poi il 18% di interpellati che non è soddisfatto da nessuno dei due governi.
La popolarità del primo ministro Alexis Tsipras è ancora molto alta e viene stimata al 77%.
Alla domanda: "Quale è il primo ministro più adatto per la guida del paese?" Ben il 63% degli interpellati ha risposto Alexis Tsipras, mentre Antonis Samaras resta al 20% e il 14% non indica nessuno di questi due.
L'ormai famoso ministro delle finanze Yanis Varoufakis che da mesi è nell'occhio del ciclone e su di lui si è abbattuto il chiacchericcio mondiale è ancora molto sostenuto dal popolo greco. Se analizziamo il confronto tra soddisfatti e insoddisfatti vediamo che a febbraio 2015, subito dopo le elezioni, coloro che si esprimevano positivamente e coloro che invece risultavano insoddisfatti erano rispettivamente il 75% e il 24%. A marzo 2015 erano rispettivamente il 59% e il 40%. Ad aplile 2015 il 55% e il 43% e a maggio il 59% e il 40%. Come potete vedere c'è stato un calo fisiologico rispetto alle aspettative iniziali e al sorprendente dato registrato a febbraio 2015, la sfibrante trattativa condotta con l'Eurogruppo e la contrattazione portata avanti nella ricerca di un compromesso hanno fatto scendere la popolarità del ministro Varoufakis, ma se valutiamo a quale martellamento mediatico negativo è stato sottoposto in questi mesi possiamo dire che è ancora apprezzatissimo dal popolo greco.
Chiudo con un dato molto significativo che riguarda un argomento di grande attualità: il referendum sull'Euro. Il 71% del popolo Greco è a favore dell'euro e il 25% è contrario, il 4% non ha opinione.
Questa massa di dati e di percentuali ci può dare un idea di come il popolo greco veda ancora di buon occhio il proprio governo nonostante la feroce propaganda di cui è vittima. Una cosa è certa: dopo il successo di Podemos in Spagna e la vittoria a Barcellona ci sentiamo un po' meno soli in questa Europa drogata dall'austerity.