Questo blog vuole informare su come e quanto sta cambiando la vita di tutti i giorni in Grecia. L'intervento del Fondo Monetario Internazionale, BCE e dell'Unione Europea sta riducendo la Grecia a un paese in cui sarà difficile vivere. Non sono un giornalista e su questo blog voglio raccontare la vita di tutti i giorni, la mia esperienza diretta di come siamo costretti a "sopravvivere in grecia".

Alla pagina dei video di questo blog puoi vedere il nuovo documentario CATASTROIKA con sottotitoli in Italiano e il documentario DEBTOCRACY International Version con sottotitoli in inglese. Molto consigliato è anche la video intervista di Monica Benini "La guerra in Europa" che spiega benissimo ciò che sta succedendo alla Grecia. Nuovo video interessantissimo Fascismo inc anche questo in italiano. Seguendo questo link si possono ascoltare una serie di interventi andati in onda su Radio 2 Rai sul tema musicale Rebetiko, tra gli interventi, oltre alla musica si parla di storia, politica ed economia.

giovedì 4 dicembre 2014

Nikos Romanos, anarchico greco in sciopero della fame da 25 giorni.


Nikos Romanos è un giovane anarchico di 21 anni che da 25 giorni sta attuando lo sciopero della fame, adesso si trova in gravissime condizioni ricoverato in un ospedale di Atene. Nel paese c’è una forte tensione e la Grecia si trova ancora una volta sull’orlo di una rivolta. Sono tantissime le azioni di solidarietà che vengono attuate in tutto il paese da gruppi e persone molto diversi fra di loro.


Lo sciopero della fame che Nikos e altri tre detenuti stanno portando avanti è una protesta per un diritto negato. Durante la sua detenzione Nikos è riuscito a passare un esame difficile per accedere all’università. Questo esame si chiama Panellinies e viene sostenuto da tutti gli studenti delle scuole medie superiori, in base al punteggio ottenuto in questo esame e alle scelte dello studente viene assegnata la facoltà universitaria. Secondo la legge Greca, un detenuto ha il diritto di chiedere ed ottenere permessi speciali per motivi di studio. Questi permessi gli sono stati negati. Nikos Romanos è di fatto agli arresti per rapina e in attesa del processo ma viene trattato da terrorista e quindi gli viene assegnato un trattamento diverso dagli altri. Questo è il motivo per cui gli è stato negato il diritto di seguire l’università. Questo ragazzo sta mettendo in gioco la propria vita per combattere una battaglia impari contro questo stato becero e bigotto.


Detto questo, saranno in molti i lettori che si stanno domandando se tutto ciò conviene al governo Samaras? Un governo che è già ai minimi storici della propria popolarità.
Perché ne hanno fatto una questione di principio? Non gli costerebbe niente concedere a Nikos il diritto di frequentare l’università. È  una persona sola e sarebbe facilmente controllabile. Le possibilità che usi il proprio permesso di studio per scappare sono nulle.
Allora cosa c’è dietro a questa storia?
Per capire come un governo “democratico” possa trarre vantaggio dalla morte per fame di un prigioniero politico, bisogna capire il contesto in cui si sta muovendo.
Nikos Romanos fu arrestato nel febbraio del 2013 e da allora è in prigione accusato di rapina.
Il suo arresto ebbe un gran risalto sulla stampa greca ed estera. Nikos Romanos venne arrestato insieme ad altre tre persone a seguito di un tentativo di rapina ad una banca di Kosani, nel nord della Grecia. Immediatamente dopo l’arresto, furono torturati e picchiati selvaggiamente dagli agenti del posto di polizia in cui vennero portati. Le foto dei loro volti tumefatti e resi irriconoscibili dalle percosse fecero velocemente il giro del mondo.


In quel posto di polizia si era evidentemente passato il limite. In un sistema che si autodefinisce democratico questa cosa sarebbe stata una cosa di cui vergognarsi, una zona d’ombra del diritto, una sconfitta della giustizia e invece venne rivendicata dal governo come atto di giustizia. Le foto dei loro volti tumefatti furono fatte circolare su giornali e televisione come se tutto ciò fosse la naturale conseguenza dell’arresto. Qualcuno nel governo aveva un interesse specifico nel diffondere queste immagini. Mostrarle significava trasmettere una sensazione di terrore, un aperta dichiarazione di accettazione di questa prassi violenta. Di questi atti di tortura che vengono perpetrati dalle forze dell’ordine ne abbiamo notizia in tutti gli stati detti democratici, la differenza è che in molti casi i poliziotti stessi cercano di nasconderli, di non farli sapere. Non potrei dire se nel momento in cui picchiavano e torturavano questi quattro ragazzi i poliziotti avessero un piano prestabilito, mentre invece sono sicuro che le foto vennero usate sui mezzi di informazione per comunicare apertamente che un vuoto di democrazia e di diritto sarebbe stato da allora in poi più che tollerato dalle istituzioni democratiche greche.


Due dei quatto ragazzi arrestati. A destra Nikos Romanos. 
In queste condizioni furono fotografati dopo l’interrogatorio della polizia.
Era il febbraio del 2013, la Grecia era già cambiata radicalmente. I provvedimenti del governo avevano già ridotto un consistente parte del popolo greco in miseria. Con queste foto di volti tumefatti pubblicizzava di fatto il “nuovo ordine”, proprio quel nuovo ordine fatto di violenza e fascismo che pochi mesi dopo sarebbe stato un rischio per tutti. Chiunque avrebbe osato ribellarsi ai provvedimenti barbari del governo avrebbe dovuto vedersela con quel tipo di giustizia.
Ma la storia di Nikos Romanos non inizia in quel febbraio del 2013. Nikos era il migliore amico di Alexis Grigoropoulos, il giovane di quindici anni che venne ucciso da un colpo di pistola esploso da un agente di polizia nel quartiere di Exarchia, nel centro di Atene. Nikos quel tragico giorno era insieme ad Alexis e furono proprio le sue braccia a sostenere l’amico in punto di morte. Questo è l’inizio, da qui bisogna cominciare se vogliamo capire la storia di Nikos. Aveva quindici anni ed era il 6 dicembre del 2008. L’omicidio di Alexis Grigoropoulos scateno una rivolta che durò per mesi, le scuole di ogni grado furono occupate e con cadenza giornaliera le strade di Atene e di molte altre città della Grecia furono affollate da grossi cortei di protesta.
Il braccio armato dello stato aveva sparato colpendo un giovane di quindici anni, uno solo cadde a terra morto, mentre in centinaia di migliaia vennero feriti profondamente. Un intera generazione di giovani ha capito improvvisamente che si poteva morire per niente, in un giorno qualsiasi, in un posto qualsiasi.
Nel 2008 non si parlava neanche di crisi, c’era il governo Karamanlis di Nea Dimokratia e i suoi analisti economici dicevano che fortunatamente la Grecia era stata presa di “striscio” dalla crisi economica mondiale. Quel 6 dicembre ha segnato una svolta, molte cose sono cambiate. Gli episodi di violenza da parte della polizia si sono moltiplicati e con essi l’impunità di cui hanno sempre goduto. Una generazione di giovani è cresciuta osservando questo fenomeno crescente di fascismo e autoritarismo che si andava sempre più rafforzando. Non solo i giovani, tutti coloro che si trovavano a partecipare ad una manifestazione si rendevano conto che l’atteggiamento della polizia era cambiato. C’é qualcosa di ideologico, di malato, di marcio. Sembra che si muovano comandati da un odio personale nei confronti di chi scendeva in piazza. Di atrocità compiute dalla polizia greca ne abbiamo viste tantissime in questi anni, abbiamo visto agenti in divisa tirare pietre sui manifestanti, investire intenzionalmente persone con le motociclette, bastonare persone invalide sulla carrozina e picchiare donne in evidente stato di gravidanza etc… La vita di molte persone che sono state arrestate durante le manifestazioni è stata rovinata da denunce false fatte da poliziotti che hanno caricato di reati chiunque ha avuto la sciagura di essere fermato. Poco importa se poi verranno confermate o smentite in fase di giudizio, ai poliziotti non succede mai niente anche se affermano il falso, le loro vittime finiscono in prigione e li aspettano per mesi il processo. Tant’è vero che questa prassi della polizia è usata sistematicamente come arma repressiva.
Ma la violenza più grossa è compiuta dalle istituzioni dello stato che non hanno voluto punire mai nessuno dando così il loro tacito sostegno a questa spirale di violenza e fascismo. Solo dopo l’omicidio di Pavlos Fissas, improvvisamente il governo ha “scoperto” i fitti rapporti collaborativi tra polizia, giudici e nazisti di Chrisi Avghi, questo non perché hanno minimamente a cuore la giustizia o la democrazia, ma perché in quel momento il governo di Nea Dimokratia-Pasok potevano trarne vantaggio. Ovviamente tutta l’operazione “giustizia” è stata piuttosto mediatica, in sostanza non è cambiato niente come possiamo costatare ogni giorno.


Intanto ogni memorandum che la Troika ha imposto alla Grecia sarebbe dovuto essere l’ultimo e invece il popolo greco (compreso l’elettorato di Nea Dimokratia) scopre puntualmente che si tratta del penultimo e che sempre c’è qualcosa di peggiorativo delle condizioni precedenti. Da anni viviamo nell’anno dell’uscita della crisi, uscita che di fatto sembra ogni giorno più improbabile. La disoccupazione aumenta di pari passo alla miseria e anche i più fanatici del governo hanno iniziato a perdere la fiducia in esso. Come in ogni “democrazia” si va avanti e poco importa se l’attuale governo non rappresenta ormai che pochissimi elettori, gli interessi economici in gioco sono enormi, il governo sta vendendo ad amici e parenti i pezzi migliori della Grecia a prezzi irrisori. Tutti i parlamentari che sono adesso al governo sanno che questa sarà la loro ultima occasione di sedere su quelle poltrone, se cade questa maggioranza è finita per sempre. Per questo il governo va avanti, sono importanti tutti i giorni, anche le ore. L’attività è frenetica, ogni giorno passano un numero di provvedimenti incredibili. E così sarebbe se non ci fosse un “fatto tecnico” che mette in serio pericolo il governo. Tra pochi mesi vi sarà il rinnovo della più alta carica dello stato, il Presidente della Democrazia, per eleggere il proprio candidato, il governo ha bisogno di due terzi del parlamento che sono circa 180 voti, ovvero di più della maggioranza attuale. Questi voti sembrano impossibili da raggiungere per il governo Samaras e quindi cadrà per una questione tecnica prima della fine del proprio mandato.
Questo sarebbe un evento bellissimo per il popolo greco ma drammatico per la Troika che vedrebbe sparire i suoi più umili servitori, Samaras e Venizellos.
Intanto il Syriza, il maggiore partito di opposizione diventa ogni giorno più grande e nei sondaggi ha sorpassato ampiamente il governo. Grazie alla propria politica, ma soprattutto alla pessima politica del governo è riuscito ad attrarre le simpatie di gran parte dell’elettorato. Se non vi fosse la “speranza syriza” in Grecia sarebbe già scoppiata la rivolta. Quindi nel caso si andasse ad elezioni anticipate sarebbe pressoché impossibile che l’attuale governo venga riconfermato.
Che cosa resta come ultima carta da giocare al governo Samaras?
La carta del caos, della violenza e della repressione, dello stato di emergenza legato ai disordini sociali.
Ci ha già provato una volta, con l’omicidio di Pavlos Fissas, dove si verifico un’ottima collaborazione tra fascisti e polizia e se non fosse stato per l’arresto accidentale e totalmente fuori programma dell’assassino forse sarebbe esplosa in quel momento la rivolta contro questa dittatura democratica.
Per questo penso che il governo non cederà e porterà questa tragica storia fino alle inevitabili conseguenze con la speranza di poter reprimere con la solita violenza fascista le proteste per questo ennesimo assassinio di stato. Cercherà cioè di creare un clima di tensione e di emergenza dove sia possibile interrompere e deviare il normale andamento delle cose. Poi com’è già stato fatto altre volte accuserà il Syriza di contiguità con il terrorismo e con le rivolte di piazza nella speranza di frenarne l’ascesa.
Il diritto negato a Nikos è emblematico di una situazione che va avanti da anni, lo stato e il governo sono così marci che non riescono neanche ad applicare delle leggi che loro stessi hanno scritto ed è così che coloro che stanno compiendo la più grossa e ingiusta rapina della storia verso milioni di persone cercano di salvare la propria poltrona giocando con la vita di un rapinatore principiante. Usare gli anarchici come carne da macello per legittimare i propri piani eversivi è una prassi vecchia dello stato e dei governi, un classico che sembra non passare mai di moda. Spesso l’abbiamo vista in passato anche in Italia, solo per fare un esempio vi ricordo di piazza Fontana, di Pinelli e di Valpreda. Intanto, come tanti altri di quella disperata generazione, Nikos sente che non ha più niente da perdere, gli è stata rapinata la gioventù, gli è stato negato il presente e rubato il futuro. Lo stato gli ha ucciso il suo migliore amico e svuotato la vita di tutte quelle cose che la rendono bella e vivibile e adesso vorrebbe pulirsi la coscienza imponendoli l’ennesima tortura, l’alimentazione forzata.





giovedì 20 novembre 2014

« Che paese è questo, che devi aver paura della polizia?» 

  

« Che paese è questo, che devi aver paura della polizia?» È questo il commento di Ni Ls, studente tedesco che si trova in Grecia grazie ad un programma Erasmus di scambio di studenti tra università. Si trovava come tanti alla manifestazione del 17 novembre, era solo ad un angolo tra due strade, il suo volto era scoperto. A visto avvicinarsi i poliziotti e per dimostrare la propria inoffensività ha alzato le mani. È stato sbattuto in terra ed in vari poliziotti lo hanno massacrato di botte. Cosa aveva fatto? Niente. Una vittima come tante della pazzia collettiva delle così dette "forze dell'ordine". Adesso il suo commento e la sua foto stanno facendo il giro della rete.
Non è stato il solo ad essere attaccato dalla polizia senza alcun motivo. Tra i tanti spiccano i due inviati del giornale VICE sono stati aggrediti mentre svolgevano il proprio lavoro. Il fotografo è stata attaccata dalla celere (MAT) e il giornalista è stato invece picchiato dalle forze DELTA (un reparto della polizia che si muove in moto). Numerose sono inoltre le segnalazioni di danneggiamenti a cose e vetri rotti nei palazzi del quartiere Exarchia dove la manifestazione è terminata. Tutti danni provocati direttamente dalla polizia, di questi danni vi sono spesso anche video.
Questi episodi di inaudita violenza sono sempre più frequenti. Dal governo c'è solo da aspettarsi il solito e laconico "massima fiducia nell'operato delle forze dell'ordine". Quando in qualche caso eclatante di violenza, ripreso da varie telecamere i vertici della polizia si sono trovati alle strette si sono giustificati dicendo: "ci sono alcune mele marce". Se fossero solo delle "mele marce" sarebbe il primo interesse della polizia isolarle, invece appare con gran evidenza che si tratta di un modo di fare molto in voga tra gli uomini di polizia.
Quando in una cesta di mele quelle marce superano di gran lunga quelle buone, converrebbe buttare nell'immondizia tutta la cesta...

17 Novembre 1973. I carri armati del Regime dei Colonnelli invadono il Politecnio di Atene. 
A più di quaranta anni di distanza questa manifestazione non ha perso il suo significato.

Come ogni 17 novembre anche quest'anno, migliaia di manifestanti hanno voluto ricordare il tragico giorno di 41 anni fa, quando i carri armati della "Dittatura dei Colonnelli" sfondarono i cancelli del Politecnio di Atene dove gli studenti si erano riuniti in un'occupazione di protesta contro il regime.
Numerosi furono i morti in quel venerdì 17 novembre del 1973, l'esercito e la polizia sparavano per le strade presidiate dai mezzi pesanti.
Fu questo uno degli episodi più agghiaccianti della "Dittatura dei Colonnelli". Questo episodio, probabilmente, venne ripreso da una finestra dell'Istituto Italiano di Cultura che si trova davanti al Politecnio e a quei cancelli tristemente noti. Anche grazie a queste immagini, gli orrori della dittatura greca furono sotto gli occhi di tutto il mondo. Fu questa la prima crepa di un regime che di li a pochi mesi più tardi sarebbe caduto.
Da 41 anni, ogni 17 novembre in migliaia scendono in piazza non solo per ricordare le vittime di quel giorno, ma per rinnovare un appuntamento annuale, un momento di riflessione collettiva su cosa significa ancora la parola libertà.
Negli anni questo appuntamento ha preso significati diversi, attualizzandosi e prendendo nuove parole d'ordine.
Nal 1985 proprio in questa manifestazione un poliziotto uccise un ragazzo di quindici anni che si chiamava Michalis Kaltesas. A seguito di alcuni tafferugli, mentre si stava allontanando, questo giovane venne raggiunto da un colpo mortale esploso da un agente. Quell'anno fu il primo anno dopo la dittatura in cui vennero di nuovo usati lacrimogeni durante una manifestazione. La televisione per la prima volta, e da li in poi, si specializzo nel racconto di un'altra realtà. Chi era presente alla manifestazione conosceva una cosa e chi stava a casa e guardava la televisione ne conosceva un'altra. Totalmente diversa.
Erano gli anni dei socialisti del PASOK, si andava creando un nuovo ordine e dei nuovi equilibri post dittatoriali. Il poliziotto che uccise Michalis Kaltesas venne assolto.
A partire da quell'anno la manifestazione del 17 novembre è sempre stata segnata da scontri più o meno importanti. 
Molte volte ha avuto una valenza pacifista e contro l'uso della forza militare, altre volte, una valenza sindacale legata ai diritti lavorativi. Nel torpore degli anni novanta è sembrato, per alcuni, una ricorrenza inutile che portava il ricordo su fatti vecchi e superati.
Dopo l'assassinio del giovane Alexis Grigoropoulos, avvenuto nel dicembre del 2008 sempre per mano di un poliziotto, la manifestazione del 17 novembre ha preso valenza anti-autoritaria.
In questi ultimi anni, questo appuntamento ha ripreso un grande valore di difesa della democrazia e contro ogni dittatura, sia questa vecchio stile come quella dei "Colonnelli", o nelle nuove versioni neo-liberiste, televisive, dell'austerity, del memorandum, dell'azzeramento dei diritti lavorativi, etc..
Il tracollo economico della Grecia non ha solo portato un impoverimento generale del proprio popolo, ma ha innescato di nuovo delle dinamiche sociali basate sul fascismo, sulla negazione dei valori democratici e sulla violenza. Questo è ogni giorno più evidente. Il governo ha deliberatamente alimentato la vocazione autoritaria e violenta del corpo della polizia, ha lasciato che i nazisti di Chrisi Avghi si infiltrassero nelle istituzioni dello stato. L'impunità di cui da anni godono i poliziotti in Grecia gli esorta e gli spinge ogni volta ha passare il limite raggiunto la volta precedente. Ogni manifestazione si contano innumerevoli episodi antidemocratici perpetrati dalle "forze dell'ordine", che portano a pestaggi, menomazioni fisiche permanenti di manifestanti, arresti e torture. Non è ben chiaro se ciò che fanno è dettato direttamente dal ministero degli interni o se è una libera interpretazione dei poliziotti stessi che al ministero dell'interno va più che bene.
Di fatto, è evidente che in molti, all'interno della polizia hanno confuso il proprio "modus operandi" e non sanno più come si devono comportare, è cosi che il ruolo del poliziotto si confonde con quello del fascista. In molti non distinguono più la differenza di comportamento che dovrebbe esserci tra quando sono al lavoro ed indossano una divisa e quando sono a spasso con i propri amici.
In ogni manifestazione viene deliberatamente creato dalla polizia un clima di tensione e di sciacallaggio delle più basilari regole civili e democratiche, in ogni manifestazione si vive un pezzo di quella "Dittatura dei Colonnelli" che evidentemente non è ancora stata sepolta.
Bande di poliziotti in moto percorrono le strade e i vicoli dei quartieri a elevata velocità, urlando e offendendo i passanti, poi, quando decidono che il punto è buono, scendono dalle loro moto e picchiano chiunque si trovi a tiro. Questo è un comportamento che evidentemente non ha niente a che fare con il mantenimento dell'ordine pubblico, direi che invece rappresenta proprio il contrario. Progressivamente, in pochi anni, la polizia si è adeguata all'anti - democratizzazione imposta dell'attuale governo...e su questo punto devo riconoscerle una vera professionalità! Il loro comportamento è spesso paragonabile a quello di un pullman di tifosi scatenati che si ferma a razziare un autogrill sull'autostrada.
Nel video qui sotto, un commerciante difende la propria attività dal passaggio della polizia, un dipendente viene fermato e picchiato perché si oppone al FURTO DI UNA CASSA DI ACQUA da parte di un agente delle forze dell'ordine. 

martedì 28 ottobre 2014

28 ottobre. Oggi in Grecia si festeggia il giorno dell'NO!

Oggi in Grecia si festeggia il giorno dell'NO. Questa parola che in greco si scrive "όχι" e che in italiano vuol dire "no", simboleggia, per molti greci, la vittoria sul fascismo italiano. Le origini di questa festa-ricorrenza risalgono infatti alla seconda guerra mondiale. Si riferiscono al "NO!" che venne detto da Metaxas a Mussolini, quando quest'ultimo andò a intimare a Metaxas (all'ora al potere in Grecia) di arrendersi all'avanzata italiana e quindi alla conquista della Grecia da parte del nazi-fascismo. 
Raccontata così, in maniera sbrigativa, questo episodio può sembrare un atto eroico di resistenza e di antifascismo, in realtà le cose non andarono proprio in questo modo.
Il nazionalismo greco, che non ha certo un funzionamento differente da tutti gli altri nazionalismi, ha infatti provveduto ad annebbiare alcune parti della storia e ad esaltarne altre a suo favore. Il popolo greco si è veramente distinto per l’accanimento nel difendere il proprio paese, nonostante Metaxas avesse fatto un precedente lavoro per preparare il popolo greco all’ubbidienza e alla sottomissione fascista. Il suo intento fu vano e questo fu evidente nella ferma risposta popolare contro l’invasione.
Metaxas era infatti una persona che stimava e apprezzava il fascismo e che a quanto sembra avrebbe volentieri fatto parte dell'alleanza nazi-fascista, tant'è vero che nel 1936, quando divenne a tutti gli effetti dittatore della Grecia, fece una riforma dello stato modellandola su quella del fascismo italiano, proibendo i partiti, arrestando i comunisti, vietando gli scioperi e trattandoli come attività criminali e introducendo una diffusa censura di tutti i media.
Aveva infatti stretto una sorta di patto con il nazi-fascismo per l'invasione e la spartizione dell'Albania. Apprezzava e imitava tutto l'immaginario e l'estetica fascista, ad iniziare dai saluti romani fino alle idee di colonialismo ed espansione.
Il problema per Metaxas, e di conseguenza la famosa risposta "NO!" che fu detta a Mussolini e che ancora viene festeggiata, non fu ideologico: questo "NO" non si riferiva al rifiuto dell'ideologia fascista, ma alla sorpresa verso il tradimento dei patti presi precedentemente con il nazi-fascismo e che improvvisamente vennero disattesi. Metaxas sapeva inoltre che Hitler era contrario all'invasione della Grecia da parte dell'Italia, perché in questo modo Mussolini avrebbe preso troppo potere e l’Italia si sarebbe trovata in una posizione privilegiata nel controllo del Mediterraneo orientale. Metaxas si oppose quindi al fascismo inserendosi in una frattura di interessi creatasi tra Mussolini e Hitler. Le truppe greche furono indirizzate a combattere l'invasione italiana sul versante adriatico, dove riuscirano a contrapporsi in maniera efficace all’esercito italiano nonostante fossero in numero minore e male equipaggiate. Questo non fu però sufficiente a salvaguardare il territorio greco dall’invasione, infatti successivamente le forze armate tedesche occuparono il paese entrando dal fronte nord-est. 

Ancora oggi, nelle scuole di ogni grado, ad iniziare dagli asili, si festeggia il 28 ottobre, data di inizio della guerra ricordando il famoso "όχι". Le aule vengono addobbate con bandiere e immagini truci di militari armati di fucili e baionette e i bambini cantano canzoncine patriottiche alla presenza dei genitori. Tutto questo, purtroppo, avviene in una sorta di atmosfera simile al tifo calcistico dove è scarsissima o spesso inesistente ogni forma di riflessione su cosa significa fascismo, oppressione e guerra. Tutto il cerimoniale è basato sull’eroismo dei soldati greci, sull’esaltazione dell’atto militare e l’uso delle armi. Sulla figura storica di Metaxas e il ruolo che ha giocato nella politica interna del proprio paese non viene spesa una sola parola, la sua celebrazione come esempio da seguire è delegata ai fascisti greci, che lo ritengono ancora oggi un punto di riferimento.
Sarebbe molto più giusto festeggiare la lotta popolare per la libertà del proprio paese e la lotta ad ogni fascismo, sia esso italiano o greco. L'oppressione e la negazione della libertà di espressione non hanno bandiera o nazionalità, che siano perpetrate da un fascismo "made in italy" o da uno casalingo, non cambia molto la situazione.
Ovviamente, da quel giorno, da quel famoso "òχι", non c'è stato un solo governo che abbia avuto il minimo interesse ad alimentare una cultura libertaria e di vera opposizione al fascismo, sia quello ideologico e vecchio stile, sia quello moderno dello sfruttamento economico ed ecologico del pianeta. Tutto viene ridotto ad una festa nazional-popolare dove tra bandierine greche, sfilate congiunte di militari e studenti viene festeggiata la retorica della nazione e dello stato.
Questa retorica, questo nazionalismo che viene profuso in quantità nella società greca è ovviamente studiato, voluto e incentivato dai governi. Serve a sentirsi fieri ed eroici, grandi e potenti anche se si è senza lavoro, senza futuro, venduti e traditi dai propri governanti.
Voglio però raccontare anche un’altra cosa. Fortunatamente, come all’epoca di Metaxas, non sempre la propaganda e la retorica nazionalista hanno l’effetto voluto su tutto il popolo.
Da alcuni anni a questa parte, con l’avanzare della crisi economica, le parate del 28 ottobre si sono trasformate, per gli studenti e non solo, in un’occasione imperdibile per mandare affanculo le autorità e i rappresentanti del governo. Si sono registrati diversi casi in cui, quando gli studenti si trovano a distanza ravvicinata dalle rappresentanze governative, rivolgono loro dei gesti eloquenti e inequivocabilmente diversi dal saluto che invece avrebbero dovuto porgere secondo il rituale. Questi episodi di protesta hanno portato ad essere queste parate degli spettacoli blindati dalla polizia e rivolti ad un pubblico di quasi soli addetti ai lavori.
 Dalla parte dello stato non cambia niente. Sicuramente il primo ministro Samaras si dilungherà in discorsi che celebrano il "grecismo", la patria e l'onore che per molti è racchiuso in questo " òχι", cercando con questi discorsi di far dimenticare che il governo greco ha messo in vendita isole, spiagge, montagne e siti archeologici, questa volta non ci sarà nessuno tra coloro che sono al potere a dire "òχι" all'invasione delle multinazionali, allo sfruttamento della terra, del mare e delle risorse greche.
Oggi si marcia, si va avanti, tenendo una bandiera in mano, studenti e militari nella stessa parata sfilano e salutano le autorità che da un podio osservano lo spettacolo. Come ogni anno la Grecia si auto-celebra, ancora una volta festeggiando con una parata dalla chiara estetica fascista il "NO!" all’invasione fascista.

Francesco Moretti

giovedì 16 ottobre 2014

L’ΕΣΤΑΤ Istituto di Statistica Ufficiale Greco ha presentato il rapporto 2013.
Circa quattro milioni di Greci sono a rischio di povertà o esclusione sociale.

Definizione di Povertà Relativa: è un parametro che esprime la difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in rapporto al livello economico medio di vita dell'ambiente o della nazione.
Questo livello è individuato attraverso il consumo pro-capite o il reddito medio, ovvero il valore medio del reddito per abitante, quindi, la quantità di denaro di cui ogni cittadino può disporre in media ogni anno e fa riferimento a una soglia convenzionale adottata internazionalmente che considera povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale.
Definizione di Povertà Assoluta: indica l'incapacità di acquisire i beni e i servizi, necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza.


La Grecia è un paese di circa 11 milioni di abitanti, gran parte di essi si trova concentrata ad Atene dove, includendo tutta l’area urbana, vengono stimati tra i quattro e i cinque milioni di abitanti.
Secondo le stime ufficiali dell’istituto di statistica greco ΕΣΤΑΤ (che sarebbe l’equivalente dell’ISTAT italiano), nel rapporto del 2013 (fatto sui dati del 2012) ovvero dopo solo un anno di “cura” da parte del governo, della Troika e del Fondo Monetario Internazionale, 892.763 famiglie si trovano sull’orlo della Povertà assoluta, si registra inoltre un’impennata della Povertà Infantile. Quattro famiglie su dieci non sono in grado di pagare il mutuo della casa, una su tre non può riscaldarsi.
Il 23,1% della popolazione greca vive in povertà, questa percentuale equivale a più di 2,5 milioni di greci, mentre la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale ammonta a 3.903.800 persone. Questi dati agghiaccianti posizionano la Grecia in fondo alle graduatorie europee, preceduta solo dalla Bulgaria dove il rischio povertà è al 48%.
Per ogni paese europeo viene individuata una soglia di povertà diversa, infatti tale soglia è calcolata sulla base di molti fattori che sono diversi per ogni paese. In Grecia la soglia di povertà è 5.023 euro all'anno per persona e di 10.547 euro per le famiglie con due adulti e due figli a carico di età inferiore ai 14 anni. Questa fotografia della condizione della società greca scattata nel 2012  fissava la percentuale di povertà al 23,1%, è bene far notare che a quel momento il reddito medio annuo era di 9.303 euro pro capite e il reddito medio per famiglia di 16.170 euro e che questa percentuale del 23,1% era fissata calcolando coloro che avevano un reddito inferiore al 60% del reddito medio, quindi sotto la cifra di 5.581 euro annui.
Anche se non sono ancora disponibili i dati del 2013 (che saranno contenuti nel rapporto ΕΣΤΑΤ 2014), c’è da immaginarsi che la situazione sia ancora più tragica, infatti rispetto ad un anno fa è aumentata in maniera vertiginosa la disoccupazione, sia in generale che giovanile, portando la Grecia in testa alle graduatorie europee.
La pressione fiscale è ulteriormente aumentata con l’applicazione del “reddito fittizio” ovvero un redditto virtuale ed inesistente che il governo assegna ad ogni persona, sulla base di questo reddito si viene tassati. Solo per fare un esempio: ad una persona qualsiasi che detiene una partita iva, che non ha possedimenti di nessun tipo e che alla presentazione della denuncia dei redditi si trova con la propria attività lavorativa in perdita, viene assegnato un “reddito virtuale” di 3000 euro, non esistendo più nessuna aliquota, questo reddito fittizio viene tassato del 26%. Come se non bastasse viene richiesto anche un anticipo sulle tasse dell’anno successivo. Con questo meccanismo perverso, molte persone sono state costrette a chiudere la propria attività, trovandosi allo stesso tempo disoccupate, indebitate e ovviamente (in Grecia funziona così) senza assistenza sanitaria.
A pagare un prezzo altissimo per questa situazione sono i bambini, pensate che il 28,8% dei bambini in età da 0 a 17 anni si trova sulla soglia della povertà. La “Povertà Infantile” è superiore di 5,7 punti percentuale rispetto alla percentuale della povertà generale. Voglio ancora una volta richiamare l’attenzione del lettore sul fatto che questi dati tragici sono relativi ad un paese che si trova nel cuore dell’Europa e ricordare che un dato così alto di povertà infantile si porta dietro un corollario tragico di conseguenze che vanno dalla denutrizione (vi ricordo i casi di svenimenti nelle scuole) all’abbandono scolastico, dall’impossibilità di potersi curare adeguatamente al lavoro minorile etc…
Il rischio di povertà per le persone superiore a 65 anni è del 15,1% e si è ridotto di 2,1 punti percentuali rispetto al rapporto 2012. Molti giovani con famiglia sono completamente dipendenti dalle pensioni dei propri genitori, infatti la percentuale di persone che vive in famiglie dove nessuno lavora o dove lavorano meno di tre mesi l’anno è del 19,6% (della popolazione in età tra 18 e 59 anni) pari a 1.200.800 persone. Nel rapporto del 2012 era di 1.010.900 persone.
La situazione è ovviamente più tragica nelle grandi città, dove le possibilità di trovare un piccolo rimedio alla propria miseria sono limitate, ma anche nella provincia greca, in città piccole, con poche migliaia di abitanti la situazione è grave.
Io vivo in una città di circa 20.000 abitanti e tutte le famiglie dei miei amici hanno almeno un membro in età lavorativa che si trova al momento disoccupato. Τutte queste famiglie hanno almeno uno o due figli in età scolare.
Come sempre, i dati contenuti in questi rapporti annuali possono dare solo un’idea marginale di come sia la condizione reale, quando si parla di 23,1% di popolazione povera e di 35,7% di popolazione a rischio di povertà bisogna rendersi conto che spesso passare da un contenitore all’altro è molto facile e che migliaia di famiglie si trovavano al limite di questa soglia e che un semplice imprevisto economico può farle scivolare nella povertà. Inoltre, da tenere bene a mente è che i dati che abbiamo in mano e che commento in questo articolo sono del 2012, sono contenuti nel rapporto del 2013 e adesso ci troviamo a pochi mesi dalla fine del 2014. La situazione attuale è molto più drammatica di quanto appare in questo ultimo rapporto ΕΣΤΑΤ.
Sempre secondo il rapporto 2013, quattro su dieci famiglie non possono pagare il mutuo della propria abitazione, adesso molte di queste famiglie hanno già perso la casa di cui non erano in grado di pagare il mutuo nel 2012. Se nel rapporto basato sui dati del 2012 appare che una persona su quattro non può riscaldarsi durante l’inverno, vuol dire che adesso la situazione è ben più grave in quanto l’anno scorso sono state tolte gli sconti sociali sul petrolio da riscaldamento e i prezzi di quest’ultimo sono praticamente uguali a quello da trazione (che in Grecia è attualmente a 1.30 euro il litro, prezzo medio). Nell’inverno 2013 l’impossibilità di acquistare il petrolio da riscaldamento ha generato una vera e propria emergenza sanitaria nei centri urbani di tutta la Grecia. Migliaia di famiglie hanno iniziato a riscaldare le proprie casa con mezzi di fortuna, vecchie stufe a legna e caminetti sono diventati l’unica forma di riscaldamento in uso. Questo ha provocato un incremento del fumo che mischiato allo smog stazionava a basse quote nelle città provocando seri problemi respiratori.
Significativo è il dato contenuto nel rapporto e relativo al “benessere delle famiglie”. Secondo il dati raccolti dall’ΕΣΤΑΤ il 20,3% della popolazione vive in condizione di “deprivazione materiale”, ovvero non possono in nessun modo fare fronte a nessuna spesa straordinaria ma necessaria nell’ordine di circa 550 euro. Per chi fa parte della povertà assoluta la percentuale sale al 79,1% e per la povertà 39,1%.
L’ΕΣΤΑΤ tiene conto dell’accessibilità della popolazione a una lista di nove punti, sono servizi e beni essenziali. Nei rapporti dell’ΕΣΤΑΤ che vanno dal 2010 al 2013 ha osservato un aumento delle percentuali di coloro che non hanno accesso ad almeno quattro di questi punti. Nel 2010 era del 11,6%, nel 2011 di 15,2% e nel 2012 di 19,5% e nel rapporto 2013 è salita al 20,3%.
La lista dei nove punti comprende cose normali, che fanno la vita di tutti i giorni e che solo pochi anni fa erano alla portata di quasi tutti, come:
1) Pagamento di bollette (affitto o rata del mutuo, energia elettrica, acqua, gas, etc.. manutenzione ordinaria della casa.)
2) Disponibilità economica per una settimane di vacanza.
3) Disponibilità economica per l’acquisto di pollo, carne, pesce o legumi. Per il consumo di alimenti proteici un giorno ogni due.
4) Disponibilità economica per far fronte ad un'emergenza, (stimata in circa 550 €).
5) Spese telefoniche (fisso o mobile).
6) Spese per la TV.
7) Spese per lavatrice.
8) Spese per l'automobile.
9) Spese per riscaldare la propria abitazione.
Per rendersi conto di cosa sta succedendo in Grecia, di cosa significa essere “poveri” e di come le condizioni imposte da governo, Troika e Fondo Monetario Internazionale possano rapidamente cambiare le condizioni di accesso a beni e servizi ritenuti solo alcuni anni fa alla portata di tutti, basterà osservare i seguenti dati:
Quattro persone su dieci non ha nella propria dieta accesso a alimenti proteici almeno uno ogni due giorni.
Otto su dieci non possono rispondere ad un emergenza economica imprevista ma necessaria dell’ordine di 550 euro.
Cinque su dieci non possono riscaldarsi adeguatamente. (24,3% è la percentuale tra i non poveri)
Sei su dieci hanno enormi difficoltà a rispondere alle spese per il loro alloggio. (Quattro su dieci tra i non poveri)
Sei su dieci non hanno accesso alle forniture come acqua, luce, gas o vi accedono con enormi sforzi.
Sei su dieci hanno difficoltà nel gestire economicamente i bisogni ordinari mensili o settimanali.


Mi fermo qui. Mi sembra che il quadro sia chiaro. Questa è la situazione drammatica in cui versano milioni di persone in Grecia. Anche se i dati precisi di come stanno andando le cose quest’anno li sapremo solo nel 2014, vi posso assicurare che saranno peggiori di questi rilevati nel 2012. Solo il primo ministro Samaras riesce a vedere in tutto questo una “Success story” e ha pure il coraggio di andare in giro per il mondo a dire che la Grecia è ormai in uscita dalla crisi grazie all’austerity. Tutte le previsioni in positive fatte dal governo e dalla Troika si sono rivelate inattendibili e false. Il ritorno della Grecia sui mercati è stato sventolato come successo del governo e della Grecia.
Proprio ieri abbiamo assistito al nuovo crollo della borsa e al rialzo dello spread, che cosa ci aspetta ancora?


Francesco Moretti

giovedì 9 ottobre 2014

Una razza, una faccia. 
La cancellazione in Italia dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori mette in luce  delle preoccupanti affinità tra Italia e Grecia.

Spesso, quando mi trovo in Italia, molti conoscenti e amici mi chiedono come vanno le cose in Grecia. La risposta è da anni la solita: male.
Questa risposta laconica è tutt'altro che sbrigativa, oltre a racchiudere in se l'attenta osservazione delle leggi e delle riforme fatte dal governo negli ultimi due, tre anni, include anche le dinamiche politico-sociali che la crisi economica ha portato in campo.
Inoltre, mi sembra sempre più evidente che l'Italia e la Grecia siano sulla stessa strada, la Grecia è soltanto più avanti nell'evoluzione della crisi, diciamo circa due anni più avanti, ma il punto di arrivo, la fine di questa "strada" è per i due paesi lo stesso.
Una crisi economica non è mai sollevata dal contesto, spesso è una crisi che abbraccia tutta la società, ne rivela i lati oscuri, provoca vuoti democratici e chiude gli spazi di riflessione e valutazione.
Mentre il progresso democratico, i diritti, e in generale un'evoluzione positiva della società richiedono anni e anni, il processo inverso, l'abbrutimento, il regresso, l'impoverimento economico e culturale di una società in crisi avvengono in maniera rapida.
Questa rapidità è tutt'altro che casuale, è studiata a tavolino e studiati sono tutti quei meccanismi retorici e di informazione che sostengono questo processo. La logica che viene applicata è di non lasciare il tempo di riflettere, imporre una legge dopo l'altra, tagliare, sfrondare la società di tutto ciò che la rendeva migliore di quella degli anni precedenti.
Diciamo pure che i momenti di crisi servono a portare indietro negli anni la società, servono a cancellare, a rimettere in discussione i diritti dei lavoratori, degli studenti, dei malati, dei pensionati etc...
Per fare questo, coloro che ci governano, si affidano a figure professionali che hanno studiato le dinamiche delle masse e sanno benissimo e in anticipo come risponderà la parte colpita.
I mezzi di comunicazione di massa giocano un ruolo importantissimo in questo, la loro raffinatezza, l'esperienza accumulata negli anni e il totalitarismo dell'informazione servono a far sembrare positivo ciò che invece è negativo per la parte colpita. Per questo, tra le priorità di un governo che deve gestire un paese in crisi c'è sempre la chiusura, la riforma, il cambiamento del sistema televisivo, nuove e diverse leggi sull'assegnazione delle frequenze. In Grecia abbiamo assistito alla chiusura in tronco e al licenziamento immediato di tutti i lavoratori dei tre canali statali ERT avvenuto improvvisamente a giugno 2013. Adesso c'è un solo canale che si chiama NERIT e che è direttamente controllato dal governo. Il governo stesso ha provveduto ad assumere il personale selezionando quello che più gli piaceva tra tutti quelli che erano impiegati nei precedenti tre canali.
Poi, fatto questo, c'è da pensare alle leggi elettorali. Chi è al potere deve elaborare una legge elettorale che gli permetta di restarci anche se improvvisamente dovesse perdere consenso.
Votare equivale sempre di più a legittimare chi è al potere e sempre meno a scegliere chi dovrà andarci.
Per avere una maggiore sicurezza, molto spesso, nei periodi bui e di regresso come quello che stiamo vivendo, i governi vengono formati dall'unione dei maggiori partiti di destra e di sinistra. Per anni e anni, partiti che sono stati all'opposizione uno dell'altro, che hanno gridato le proprie differenze si trovano improvvisamente allineati e concordi su tutto...e chiaramente nello stesso governo. Succede così che i socialisti del Pasok e la destra di Nea Dimokratia sono tutt'ora felicemente, d'amore e d'accordo alla guida del paese. Questo avviene in genere dopo aver sperimentato un governo "tecnico", fatto da una persona che è distaccata dalla politica e dai partiti. Il governo tecnico è un invenzione per prendere tempo, il suo compito è di spiazzare, di confondere la parte colpita.
Chissà per quale perverso meccanismo mentale in molti pensano che un governo tecnico faccia esclusivamente l'interesse del paese e quindi di tutti i cittadini che lo abitano. Ogni atrocità sociale fatta da un governo tecnico sembra inevitabile e ovviamente necessaria. Il fatto che queste atrocità non vengono fatte né da un partito di destra né da un partito di sinistra, tranquillizza la parte colpita. L'importante è che i ministri e in particolare il premier di questo governo tecnico siano nomi sconosciuti e non riconducibili ad ideologie politiche, non importa se invece sono diretti impiegati delle banche o delle agenzie di rating.
Questo è un particolare importante che la società capirà con inevitabile ritardo.
Nessuno tra i giornalisti che gestiscono l'informazione di massa sottolinea l'importanza di questo particolare, in genere nei profili che presentano al paese la figura del nuovo premier tecnico si dà importanza alla figura della first lady, si sottolinea che la domenica va a messa con la famiglia, che trascorre le vacanze in un posto tranquillo, che è amante della lettura etc...l'immagine di una persona noiosa ma rassicurante.
Noi qui in Grecia abbiamo avuto il signor Papadimos, amico e collega del signor Monti. Tutti e due arrivavano direttamente dal mondo della finanza.
Tutti e due, sia in Grecia che in Italia hanno preparato il campo ai governi formati da destra e sinistra.
Il momento in cui, con estrema lentezza, (enorme è il tempo di reazione della società rispetto alla velocità di azione del governo) il paese si accorge di ciò che veramente significa "governo tecnico", i tecnici hanno terminato il loro lavoro e i partiti possono tornare al loro posto.
Questo ritorno ai partiti ha l'effetto di calmare gli animi, come se un partito, per definizione, non potesse far altro che difendere gli interessi di chi lo ha votato. L'effetto psicologico è ovviamente rafforzato quando i partiti alla guida del paese sono più di uno e meglio se di destra e di sinistra insieme.
La disoccupazione, la mancanza di prospettiva per il futuro, la povertà, l'improvvisa chiusura o drastica riduzione dei servizi fondamentali dello stato come scuole e ospedali, il rincaro di tutte le forniture come acqua, luce, gas e carburanti generano un'improvvisa insicurezza.
Sulla base di questa insicurezza, governo e mezzi di informazione iniziano il lavoro di divisione e ripartizione della società. Solo così possono creare un consenso alterno alle varie fasi di "macelleria sociale".
Mettere i lavoratori del settore privato contro quelli del settore pubblico, i disoccupati contro i gli occupati, i precari contro i lavoratori a posto fisso, far sembrare i pensionati e gli studenti dei privilegiati e ovviamente colpevolizzare per tutto gli immigrati è la base su cui ogni governo opera per iniziare a togliere i diritti di tutte le categorie di lavoratori, quindi dei pensionati, degli studenti, dei malati, dei disoccupati e così via... È così che per risolvere i problemi di disoccupazione e rilanciare l'economia si vanno a tagliare prima di tutto i diritti e le tutele dei lavoratori, qui in Grecia come in Italia.
In maniera sempre più evidente, mi sembra che la crisi non è altro che un'opportunità, una scorciatoia che una piccola parte di persone che detiene una grossa parte di interessi percorre, usano la crisi come macchina del tempo per riportare indietro la società, per privarla delle conquiste e dell'evoluzione che ha avuto.
Con la "crisi" è possibile fare ciò che senza "crisi" sarebbe stato impossibile.
La "crisi" motiva tutto e da un senso all'assurdo. Ma soprattutto la "crisi" non è per tutti, alcuni guadagnano tantissimo, velocemente e facilmente grazie alla "crisi".
A volte l'essere sotto le direttive del Fondo Monetario Internazionale è un vero sollievo per i politici al governo, perché possono attuare la politica che hanno sempre sognato essendo sollevati da ogni responsabilità personale. È un po' la psicologia del boia...ti taglia la testa e ti uccide, ma in questo non mette niente di personale, quindi è autorizzato a non sentirsi colpevole della fine che fai.
Altre volte, come nel caso dell'Italia e di tanti altri paesi, non serve neanche la supervisione del Fondo Monetario Internazionale per fare la stessa politica che viene fatta in Grecia.
Per ogni paese c'è uno slogan che viene ripetuto in continuazione. Questo specie di mantra serve ad auto-convincere coloro che subiranno i frutti della crisi che in fondo tutto questo è in parte anche giusto, che sono colpevoli di qualcosa. Per i greci lo slogan usato è: "avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità". Ogni piccola o grande riforma fatta fino ad ora dal governo greco è andata a consolidare le possibilità di coloro che le hanno sempre avute e a togliere a coloro che di possibilità ne avevano ben poche. E immancabilmente, nonostante la situazione è in peggioramento costante, che cosa ci viene detto..."che questo sarà l'anno della ripresa e dell'uscita dall'austerità".
Viviamo da anni nell'anno della ripresa...sia in Grecia che in Italia.

giovedì 18 settembre 2014

18 settembre 2013 - 18 settembre 2014 Esattamente un anno fa, fascisti e polizia si rendevano complici nell'assassinio di Pavlos Fissas.
Sotto gli occhi di molti passanti un giovane ragazzo veniva accoltellato e ucciso da una squadraccia di Chrisi Avghi. Una storia brutta, una storia ricorrente. L'unica cosa diversa e che questo ragazzo era greco. Non era un immigrato senza nome. Come tanti. Questo particolare sembrava aver svegliato gli animi della gente, anche la più indifferente. Sembrava che tutto dovesse cambiare dopo questo orribile fatto.
La contiguità tra polizia e fascisti, tra stato e parastato era sotto gli occhi di tutti.
Un gran polverone è stato alzato e come è stato alzato è stato fatto riapposare.

Nulla è cambiato.

lunedì 11 agosto 2014

Perché andare solo in vacanza? Quando è possibile acquistare per sempre.
 
"Waarom allen op vakantie? Je kunt het voor altijd kopen" che tradotto vuol dire
"Perché andare solo in vacanza? Quando è possibile acquistare per sempre."
Con questa domanda retorica il TAIPED, organo greco per la svendita dei beni pubblici, pubblicizza la vendita di spiagge in Grecia su una rivista olandese. La fotografia in questione ritrae un giornale dove accanto alla vendita di prodotti tipici greci come la musaka e lo tzaziki viene proposto l'acquisto di pezzi di territorio greco. Molto probabilmente si tratta di un collage digitale di varie immagini, quello che sulla rete viene definito come un "falso", una sorta di attivismo politico per porre all'attenzione del mondo ciò che sta succedendo davvero in Grecia. Non credo che i consumatori di tzaziki in scatola e musaka congelata siano gli stessi interessati all'acquisto di spiagge e siti archeologici, i due mondi sono ben separati anche in Olanda, per questo la foto in questione appare subito come una provocazione. 

Appare invece verosimile che gli stati che più hanno insistito a finché la Grecia entrasse sotto il controllo economico-politico della Troika, adesso siano pronti a raccogliere i frutti. La privatizzazione di isole, spiagge, edifici e siti archeologici è una cosa inedita in Europa, eppure è vera e sta succedendo nel paese considerato il cuore culturale europeo. Queste sono cose che fino ad oggi sono successe nel terzo mondo, dove governi spietati, guidati da sanguinari dittatori hanno spesso condiviso i loro interessi economici con multinazionali pronte a tutto pur di soddisfare i propri interessi. 
Anche la Grecia sta diventando una sorta di terzo mondo, dove si stanno sperimentando delle politiche sociali ed economiche che non hanno precedenti. Il popolo greco è ridotto alla miseria e questo accade  con il pieno assenso e il fanatismo del governo Samaras che molto assomiglia a quei governanti spietati dei paesi africani. La vendita del patrimonio culturale e naturalistico della Grecia è l'atto finale di uno scempio perpetrato per anni nei confronti del proprio popolo. 

Su tutto il territorio greco si stanno formando comitati di resistenza e di lotta, che con i mezzi a loro disposizione cercano di sensibilizzare e informare l'opinione pubblica su ciò che sta accadendo. 
Fare un'occupazione di un edificio statale oppure organizzare una festa su una spiaggia che sarà venduta, sono forme di protesta e di denuncia verso ciò che sta succedendo. 
La cosa che più mi stupisce, ma che allo stesso tempo mi sembra una naturale conseguenza e una vittoria della politica di regime del governo Samaras è come ancora ci siano greci che stentano a credere che tutto ciò stia succedendo proprio a loro, proprio in Grecia. 
Sono in molti a non aver ancora capito che le spiagge SONO IN VENDITA, non si tratta di una concessione di patrimonio demaniale a privati, non si tratta di sfruttare turisticamente le spiagge con ombrelloni e sdraie. Per rendere possibile tutto questo, il governo greco ha cambiato anche le leggi, rendendo possibile non solo la vendita, ma anche la costruzione di hotel e strutture turistiche in muratura sulla spiaggia...ma anche questo, ovviamente, non è stato per niente detto sull'unico canale televisione governativo che dopo la chiusura improvvisa dei tre canali televisivi pubblici ERT avvenuta a giugno dell'anno passato è rimasto l'unico ad informare il popolo greco.

 


mercoledì 11 giugno 2014

In vendita 110 spiagge in tutta la Grecia. 
Il caso eclatante di Nafplio che perderà le sue spiagge migliori e anche il castello Akronafplia simbolo della città.
C'è una cosa peggiore della perdita del lavoro, della perdita dei diritti sindacali, della chiusura di ospedali e scuole. La perdita del patrimonio naturale e culturale. Tutto il resto lo si potrà forse riconquistare, ricostruire, riaprire, ma il patrimonio naturale e culturale che verrà venduto sarà perso per sempre.
In tutta la Grecia sono 110 le spiagge che verranno vendute. Per rendere ancora più appetibile la loro vendita il governo sta varando una legge che permetterà di costruire direttamente in vicinanza del mare o addirittura dentro il mare. Tra i gioielli messi in vendita vi sono alcune delle più belle spiagge del Mediterraneo, come per esempio la spiaggia Simos sull'isola di Elafonisos e Aghios Prokopios sull'isola di Naxos.

L'Argolida è stata presa particolarmente di mira, numerose sono le spiagge in vendita. Nafplio in particolare sarà spogliata delle spiagge più belle.
Il TAIPED è un ente creato dallo stato greco su consiglio della Troika per gestire le vendite del proprio territorio. Questo ente ha il compito di gestire la vendita di spiagge, isole, monti e lotti di terreno in generale. I soldi andranno direttamente su un conto bancario fuori dalla Grecia destinato ai creditori. Oltre a decidere i prezzi, è questo ente che deciderà a chi vendere i beni messi a disposizione. Nella lista del TAIPED vi sono anche siti archeologici di rilevante valore, tanto per fare un esempio, il castello di Akronafplia, situato nella parte più storica e panoramica della città di Nafplio verrà venduto. Si tratta di una grossa area archeologica che è stata abitata da sempre. L'importanza storica di questa parte della città è fuori discussione, non solo per gli abitanti di Nafplio, che lì hanno le proprie origini, ma per tutta l'umanità. 
Nelle antiche mura si possono riconoscere le varie epoche della storia a partire dalle ciclopiche costruzioni micenaiche, per passare al medioevo e all'intervento che rimane tutt'ora più visibile, quello che durante l'occupazione veneziana trasformo questo vecchio insediamento dell'umanità in fortezza.  Lo scempio di questa preziosa testimonianza dell'evoluzione umana a Nafplio non è una cosa nuova, ma era già iniziato con l'intervento che i nonni e i padri delle persone che si trovano tutt'ora al governo hanno fatto durante la Dittatura dei Colonnelli.
Con una immutata sensibilità e direzione politica gli attuali politici al governo danno continuità ideologica al danno fatto durante gli anni settanta. Durante gli anni della dittatura, venne abbattuto uno storico edificio veneziano che durante gli anni trenta e quaranta era stato adibito a prigione politica. L'edificio, anche se si trovava in buone condizioni e aveva un grande valore storico-architettonico, fu distrutto per fare spazio ad un albergo a cinque stelle che si chiama appunto Nafplia Palace (allora Xenia Palace) e che venne costruito di cemento in pieno stile anni settanta  in maniera abusiva in una zona archeologica. Le fondamenta di questa nuova struttura sono cementate sui resti archeologici, per realizzare la pista di atterraggio dell'elicottero furono spianate importanti porzioni dell'area archeologica. Durante la costruzione fu fatto ampio uso di dinamite che danneggio in maniera seria anche le parti archeologiche non direttamente interessate dalla costruzione. Il permesso per la costruzione del Nafplia Palace non venne mai rilasciato dal ente di archeologia greco e così per lungo tempo la struttura turistica resto abusiva. Si verificò il paradosso in cui un pezzo dello stato andava contro l'altro, uno rappresentava gli interessi personali e specifici di pochi, l'altro l'interesse collettivo della tutela di un bene culturale. A mettere le cose a posto ci pensò Evanghelos Venizelos, attuale numero due dell'attuale governo Samaras, che anni fa quando ricopriva la carica di ministro dei beni culturali legalizzò l'abuso edilizio nella zona archeologica di Akronafplia.
L'attuale struttura alberghiera sfrutta una concessione di trent'anni, vale a dire che il posto in cui si trova non è di sua proprietà, ma di proprietà dello stato. Adesso, con il nuovo disegno di legge, questa ampia zona archeologica, anche se e' protetta da vincoli internazionali, verrà venduta ad un privato che ovviamente potrà usarla come meglio crede e in maniera economicamente redditizia. 
 
Spiaggia di Karathona - Nafplio
L'area di Akronafplia non è la sola perla che verrà venduta ai soliti speculatori amici e parenti dei governanti. Vi è infatti un gran numero di spiagge e isole che sono già nei listini di vendita del TAIPED.
Si parte dalla lunga spiaggia di Karathona che dista solo mezz'ora a piedi da Nafplio e che al momento è in buona parte spiaggia libera. Al momento vi sono pochissime costruzioni è totalmente aperta al pubblico e per la maggior parte è spiaggia libera. Verrà venduta e destinata a costruzioni turistiche.
La spiaggia di Kondili, anch'essa poco distante da Nafplio, attualmente totalmente pubblica, un vero spettacolo naturale, verrà venduta e destinata a costruzioni turistiche.
Verrà inoltre venduta l'isoletta che si trova davanti a Tolo e il biotopo di Nea Kios, un importante area di sosta per gli uccelli migratori. Praticamente la popolazione di Nafplio e dintorni si troverà presto senza accesso al mare.
Chi pensa che i nuovi proprietari di queste spiagge porteranno soldi nella zona con i loro investimenti, si sbaglia di grosso. Purtroppo abbiamo davanti ai nostri occhi già degli esempi concreti.
Al sud del Peloponneso, il grande albergo Costa Navarino ha di fatto distrutto l'economia locale. Organizzato su una enorme area, ha al suo interno tutto ciò che può interessare ad un turista: taverne, discoteche, bar, piscine, gelateria, pizzeria, vari negozi che vanno dall'abbigliamento alla pasticceria, dal forno al souvenir. Un solo proprietario gestisce ed incassa il flusso di soldi che arriva in un ampia area grazie al turismo. I negozi locali stanno 

fallendo uno dopo l'altro. 
Spiaggia di Kondil - Nafplio
La stessa cosa succederà anche a Nafplio. Queste grandi strutture che verranno costruite direttamente sulle spiagge, toglieranno quindi l'attrazione turistica fondamentale, il mare. Nessuno andrà più negli alberghi del centro storico, perché altrimenti sarà costretto a pagare un biglietto per accedere alla spiaggia. Sarà quindi più conveniente per il turista andare nelle nuove strutture che verranno costruite a Karathona e nelle altre spiagge private. Con le loro centinaia di camere potranno offrire prezzi stracciati e pacchetti turistici a buon mercato che attireranno il turismo qualitativamente peggiore. Tutti i soldi verranno raccolti in un unica tasca, quella dell'investitore che chiaramente godrà di un trattamento fiscale privilegiato (come prevede già una recente legge del governo Samaras). Molto probabilmente non sarà neanche greco e quindi spedirà tutti i suoi guadagni all'estero.
Chi pensa che questi grandi investimenti e la distruzione della natura porteranno posti di lavoro destinati ai locali, si sbaglia di nuovo. Lo sfruttamento delle coste spagnole e la loro relativa distruzione attuata già da anni ha forse evitato il dramma della disoccupazione?
Come accade nei villaggi turistici del Mar Rosso in Egitto, solo per fare un esempio, il personale di pregio, istruito e professionale arriva sempre e soltanto dall'estero, i locali che lavorano in quelle strutture turistiche svolgono i compiti più umili e mal pagati. E questo succederà anche a Nafplio, i locali, coloro che prima erano lavoratori autonomi del turismo finiranno a lavorare come dipendenti con stipendi da fame. Le leggi in materia sono già in vigore e hanno preparato il campo a questi investitori. Un giovane prenderà una paga di 420 euro al mese, un lavoratore esperto circa 500 euro al mese e non è previsto nessun aumento salariale rispetto all'anzianità. Da circa un anno e mezzo sono già stati cancellati più o meno tutti i diritti sindacali, quindi non ci saranno alternative. Prendere o lasciare. Questo è ciò che intendono per "competitività" chi non lo ha ancora capito è bene che se lo metta bene in testa.
Per le persone che in questa regione vivono non ci sarà più una spiaggia dove poter fare il bagno, tutti i posti più belli saranno recintati, cementati e piegati alle esigenze del turismo più distruttivo. Gli abitanti di Nafplio si troveranno ammassati sulle scogliere, gli unici punti inutili per il turismo e che resteranno pubblici.
Il mare, la bellezza della natura e i siti archeologici, ciò che da sempre ha caratterizzato l'offerta turistica eccezionale della Grecia sarà proprietà privata di pochi. La struttura turistica locale si troverà improvvisamente privata di tutto ciò che attirava gente a Nafplio, è chiaro che se la città viene privata di queste risorse andrà verso il sicuro fallimento, almeno che non si voglia credere che l'interesse fondamentale del turista sia bere il caffè in piazza.
I primi a rimetterci economicamente saranno proprio gli albergatori del centro e chiaramente tutti coloro che ruotano attorno al turismo, i loro investimenti e il loro lavoro di anni sarà in breve tempo gettato al vento.

Seguendo il link puoi vedere l'elenco completo in PDF delle proprietà demaniali in vendita, (versione in lingua inglese). Direttamente dal sito TAIPED (ente statale per le privatizzazioni del demanio greco): http://www.hradf.com/sites/default/files/attachments/properties-lot-a-en.pdf